(appunti) Mi sono accorto che quando sento parlare di creatività, e a farlo è un gruppo di persone, di esperti, di studiosi, diciamo una comunità, poi penso quasi sempre a qualcosa che arriva. A un’idea che arriva. Ma arriva da dove? Ne parlano quasi tutti come se prima non ci fosse niente e poi, improvvisamente, qualcosa compare. Ecco, mi è venuta l’idea dell’idea! Per me non è così. La comunità che parla di creatività allora commette un errore? Sono io nell’errore? Errore in che senso e che qualità attribuire all’errore? Errore creativo?
Prima dell’idea c’è una quantità di cose che si sono già mosse senza che io le abbia ancora messe in ordine. Allora, questo parlare dell’idea che non si sa da dove arrivi non mi convince. La domanda (senza risposta?) è che cos’è un’idea?
Vorrei pensare a un ricordo, una cosa vista tempo fa, una difficoltà, una frase ascoltata, un materiale, una regola che non mi piace, una regola che invece devo rispettare. Tutte queste cose non sono idee sono più che altro elementi disponibili. E poi c’è la fantasia. La fantasia mette in giro le cose. Mi è sempre piaciuto raccontarla così, raccontarla a me: la fantasia mette in giro le cose, che poi lo faccio io a mettere in giro le cose, così come ho scritto prima pare che la fantasia, non so, sembri quasi un’entità estranea a me, una macchina, ma sono io che metto in giro le cose e quest’azione la chiamo fantasia nel senso che sposto cose, provo combinazioni che non avevo considerato. Prendo una cosa e la metto vicino a un’altra. Cambio una condizione. Una funzione, un materiale. Costruisco possibilità che prima non vedevo. E mi accorgo che non tutte le possibilità sono ancora forme. Posso pensare che una cosa potrebbe essere diversa, ma non sapere ancora che forma ha.
Qui allora comincia a servirmi l’immaginazione. Che è dare una forma a un’informazione. Formare un’informazione. Che gioco di parole! Non necessariamente c’è un’immagine precisa: una forma abbastanza chiara da poterci lavorare sopra. Questo sì. Almeno questo. Almeno questo? Il passaggio mi interessa: forma chiara e dettagliata o forma accennata e opaca? Mi pare ci sia una differenza. Quando devo stabilire che altro può diventare (fantasia) e com’è fatta (immaginazione) un’informazione, dopo che ho stabilito questa cosa qua, la cosa si complica, ma forse proprio per questo diventa per me più interessante.
Dici ti piacciono le cose complicate? No, mi piacciono le cose interessanti. Allora, dicevo, entra in gioco la creatività (ma non c’è necessariamente quest’ordine: fantasia, immaginazione, creatività!). Dopo aver sperimentato e ricercato possibilità (fantasia) e forme (immaginazione), posso scoprire che quell’idea non funziona.
La creatività mette a sistema il processo della fantasia e dell’immaginazione. E questa organizzazione mi fa capire che magari quell’idea, ora chiarita in possibilità e forma, funziona, ma soltanto in una situazione molto precisa. Oppure che funziona a condizione di introdurre un’altra modifica. Oppure che per ottenere quel risultato devo impiegare una quantità di tempo, materiale o energia che rende poco sensato il risultato stesso. La verifica, allora, non serve soltanto a dire sì o no. Mi restituisce qualcosa che prima non sapevo. E quello che mi restituisce modifica l’idea.
Che poi mentre verifico la fantasia e l’immaginazione continuano a lavorare. Questa mi sembra una cosa importante. Sapere che quando sono nella fase della creatività, fantasia e immaginazione continuano a essere presenti. E poi l’idea non rimane uguale mentre viene verificata. Se rimane uguale, forse sto soltanto cercando di dimostrare che avevo ragione. Se invece quello che accade può modificarla, allora il processo continua. E potrei non avere ragione!
A questo punto comincio a chiedermi anche quando una soluzione può essere considerata originale. Cioè se quello che sto facendo è originale. Non so, creo A + B, bene, è originale? Cosa significa originale? Questa è una delle domande della creatività. Ma non credo proprio che l’originalità stia semplicemente nell’avere fatto qualcosa che nessuno ha mai fatto. Non saprei nemmeno come stabilirlo senza confrontare quella cosa con altre. Ho inventato A, bene, e come la confronti con quello che ti circonda se è una cosa completamente nuova? Non la confronti? C’è forse un’altra strada oltre al confronto? Una soluzione è nuova rispetto a qualcosa che esiste già. Mi pare.
La sua originalità dipende sempre da ciò con cui la confronto. Quanti livelli di originalità esistono allora? Non è una proprietà che l’idea possiede da sola. E poi c’è l’utilità. Anche qui, quanti livelli di utilità esistono? Una cosa può essere utile per me ma non per te, nuova e non servire. Può essere interessante proprio perché non serve….
(testo) La creatività per me nasce nel momento in cui un’idea comincia a diventare una procedura. Fantasia e immaginazione, a pensarci bene, non stanno in fila come due operazioni che si fanno una volta e poi si mettono da parte. Continuano a tornare mentre l’idea viene sottoposta a valutazione. Mentre si sistematizza il processo messo in atto da fantasia e immaginazione, fantasia e immaginazione continuano a essere presenti. […] quello che a me interessa è quando, in questo processo di organizzazione e di verifica, incontriamo l’errore. L’errore assume un’altra posizione da quella che incontriamo nel senso comune. Non è soltanto il momento in cui si scopre che una soluzione non funziona, e basta. Può mostrare invece dove non funziona, in quali condizioni, quale rapporto era stato valutato male, quale vincolo era rimasto fuori. In questo senso restringe il campo, ma restringere il campo non significa necessariamente impoverirlo. Significa sapere qualcosa in più su quanto rimane. […].
(Appunti e testi nascono da riflessioni personali e da attraversamenti di letture: Annamaria Testa, John Dewey, Henri Poincaré, Gilbert Simondon, Tim Ingold, Alberto Vanolo, Fernand Deligny…)
