Massimo Gerardo Carrese
Fantasiologia

Fantasiologia

La fantasiologia è un linguaggio in continuo equilibrio perché le principali facoltà oggetto del suo studio, fantasia-immaginazione-creatività, lo richiedono: esse mutano con il passare dei tempi e il cambiare delle persone.

Il grande libro della fantasia

Fatto sta che ho cominciato a leggere il libro e non ho più smesso: un divertente zibaldone, talvolta teorico ma più spesso scherzoso, pieno di giochi e di invenzioni. Carrese traccia i confini incerti tra fantasia, immaginazione, creatività. (2023)

Paolo Legrenzi

[Il grande libro della fantasia] è una indagine sui processi che mettono in azione la creatività, grande o piccola che sia. Cosa importante, Carrese tiene conto delle più recenti neuroscienze cognitive e quindi del retroterra biologico delle nostre facoltà immaginative e creative. (2025)

PIERO BIANUCCI

Massimo Gerardo Carrese, laboratorio fantasiologico, “Teatro Madre” di Ostuni, agosto 2023

Lasciare aperte tutte le porte

di Massimo Gerardo Carrese

da Il grande libro della fantasia, il Saggiatore 2023

«Uno studio sulla fantasia può sembrare a molti una impresa impossibile.» Inizia con queste parole Fantasia di Bruno Munari, artista e designer. Sembra insolito affermare che la fantasia, l’immaginazione e la creatività si possano studiare. Ancora più singolare è scoprire che si fa da tempo. Conoscere e avere dimestichezza con le informazioni tecniche di queste facoltà è tra i motivi per cui scriviamo questo libro di fantasiologia.

Che cos’è la fantasiologia e di che cosa si occupa? È uno studio che dal 2001 proviamo a organizzare su basi bibliografiche ed esperienziali, confronti con professionisti e incontri divulgativi. La fantasiologia esplora e qualifica nella vita quotidiana e nelle varie discipline gli aspetti scientifici e umanistici, ludici e artistici della fantasia, dell’immaginazione e della creatività, e di altre sue parole chiave quali percezione, associazione, fantasticheria e realtà.

La parola «fantasiologia» arriva dal 1760 ed è nel titolo del libro dello scrittore e militare francese Antoine de Pas de Feuquières:Phantasiologie, ou lettres philosophiques a madame de *** sur la faculté imaginative. Da allora, sino alla nostra contemporaneità, questa parola ha abitato numerosi significati, non sempre coerenti al contesto e ad altre funzioni che noi le riconosciamo a partire dalla sua stessa morfologia: è composta dal suffisso -logia che indica «studio, teoria, trattazione» (dal greco -λογία), e fantasio- che richiama la radice greca φαίνω (phainō) nell’ampio significato di «mostrare, far vedere, dimostrare, sembrare, apparire, provare, rendere chiaro, rendere visibile, mettere in luce, esporre, interpretare». In sintesi, la fantasiologia studia ciò che si mostra, sembra, appare.

La φαντασία (phantasia) è parola anzitutto filosofica e accoglie in sé il germoglio di voci che oggi identifichiamo in vocaboli come «fantasia», «immaginazione» e «creatività». È oggetto di osservazioni, ricerche e studi che iniziano nel V secolo p.e.v., probabilmente la prima attestazione è in Ctesia di Cnido, e raggiunge i nostri giorni con rinnovate analisi storico-scientifiche a cui si sono aggiunte nel tempo prospettive artistiche, ludiche e letterarie.

La fantasia, l’immaginazione, la creatività: con il loro incessante intersecarsi nella vita quotidiana di ognuno di noi e in tutte le discipline che organizzano la nostra conoscenza e la realtà in cui viviamo, ci portano a due riflessioni. La prima è che possiamo approcciare queste facoltà secondo la nostra più libera opinione ma con la consapevolezza che le stesse, insieme ad altre parole chiave che incontreremo, si caratterizzano per qualità storiche e scientifiche, ludiche e artistiche dalle quali non possiamo prescindere se aspiriamo a osservarle più attentamente e più da vicino al fine di comprenderne funzioni, ruoli e attributi. La seconda riflessione è, quindi, capire che cosa significhino le parole «fantasia», «immaginazione» e «creatività». Sono voci polisemiche, vale a dire che dal contesto e dalla lingua in cui le incontriamo, attivano significati e sensi differenti.

Poniamoci una domanda: possiamo trattare di fantasia senza conoscere le ultime ricerche scientifiche che la coinvolgono o parlare di immaginazione senza sapere la differenza tra imaginatio (immaginazione: εἰκασία) e phantasia (fantasia: φαντασία) o di creatività ignorando la fenomenologia della novità (il concetto di nuovo nel suo studio articolato, che incontreremo più avanti nel libro)? Sì, a patto di essere chiari, con noi stessi e i nostri interlocutori, che stiamo esponendo e condividendo nozioni arricchite più da impressioni personali che da conoscenze storico-scientifiche sull’argomento.

È come pubblicare un libro sulla Divina Commedia di Dante Alighieri e avvisare i lettori che siamo appassionati dell’opera e non cultori di studi danteschi.

La fantasiologia che ci riguarda approccia a studi specialistici sulla fantasia, l’immaginazione e la creatività ma non dimentica di lasciare aperte le porte a quelle condizioni del possibile che ancora non trovano dati a sostegno di quanto vorrebbero determinare. Accanto ai percorsi di studi secolari e tecnici accogliamo ragionate ipotesi e suggestioni che arrivano da incontri divulgativi, esperienziali, formativi, da ricerche sul campo e confronti con studiosi.

Quelli della fantasia, immaginazione e creatività sono territori vasti e spinosi e abbiamo ancora molto, e noi per primi, da imparare.

Massimo Gerardo Carrese, Marsala 2024

Con la fantasiologia di Carrese ci si educa a vedere le cose dietro le cose 
e a leggere nella forma del mondo segni, lettere e alfabeti sorprendenti.

M.E.M.O.RI. – Matera Capitale Europea della Cultura 2019

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La fantasiologia, uno studio che si avvale di approcci provenienti dalla psicologia, dalla filosofia, dalla letteratura, dalle arti visive e da altre discipline per comprendere il ruolo e l’importanza nella vita umana della fantasia, intesa come strumento di conoscenza e non come evasione dalla realtà.

Cronache della Campania 2024