
Res(t)a la voce è una “drammaturgia fantasiologica” che ho scritto per il Festival della Filosofia in Magna Grecia intorno alla figura della Sibilla Cumana e al mito narrato nel libro VI dell’Eneide di Virgilio. Attraverso giochi di trasformazione grafica e sonora delle parole, studenti e studentesse sono coinvolti direttamente nella costruzione della narrazione: a ogni sottrazione, spostamento o ricomposizione delle lettere corrispondono un nuovo significato e un nuovo elemento del mito.
Il percorso parte dal nome SIBILLA e, attraverso successive metamorfosi, conduce alla progressiva scomparsa della figura della Sibilla. La parola diventa uno strumento per esplorare il mito e uno spazio di invenzione: le lettere possono essere scomposte, ricomposte e interpretate, generando connessioni curiose e inattese tra parole, immagini, suoni e significati. Nel finale, quando il nome e la figura della Sibilla sono ormai svaniti, resta la voce. Grazie a un particolare dispositivo sonoro, essa si trasforma in quella di un’altra creatura mitologica legata a Napoli: la Sirena.
La drammaturgia propone a studenti e studentesse un esercizio teorico e pratico di fantasiologia: partire da un elemento noto e, attraverso variazioni, associazioni, ambiguità e trasformazioni, far emergere possibilità non immediatamente visibili. Il gioco diventa lo strumento per osservare il mito da altre prospettive e per scoprire come da una sola parola possano nascere nuovi e altri modi di raccontare.
La realizzazione scenica è a cura del Festival della Filosofia in Magna Grecia. 19 ottobre, Antro della Sibilla, Cuma (Napoli). Ingresso riservato ai partecipanti del Festival.
