Stupefazioni

LIBRO

illustrato: no

numero pagine: 68

impaginazione: a cura dell’autore

dimensioni (appros.): largh.15,5cm x alt.21cm

caratteristiche: chiusura con punte metalliche; carta 90g uso mano color avorio; copertina patinato opaco 150/170g 

Anno di pubblicazione: 2015

quaderno realizzato artigianalmente

4 disponibili

Descrizione

Anteprima da Stupefazioni

di Massimo Gerardo Carrese

 

GIORNI

Che poi, che io, che ci penso da qualche giorno. Che io ho vissuto quasi 37 anni, che li compio tra qualche mese 37 anni, ma che però che io, mi metto a pensare qualche volta, che io che se dico 37 anni che a me mi pare che siano 37 anni e che la cosa, devo dire, non mi sorprende. Cioè, qualche volta che io che mi sono sorpreso di aver compiuto già 37 anni, cioè che io che li compio tra qualche mese, ma che però che io che non è che uno che poi che si sorprende. Dico solo che ci sono dei momenti che a te ti pare che tu sia grande o che ancora sei troppo piccolo. Che, dico io, che fin quando sei troppo piccolo non c’è problema ma che poi che se sei troppo grande e vorresti essere troppo piccolo, allora, penso, che secondo me che c’è qualche problema. Che io però che c’è una cosa che mi spaventa dell’età, che è quella che tu che quando che fai la conversione in giorni, che fin quando che tu dici 37 anni che allora che non fa niente, cioè ci sono dei giorni che in cui che ti fa qualcosa ma che poi che, in definitiva, che non ti fa niente e che poco che ci puoi fare che pure che se ti fa qualcosa. Ma, dicevo, che c’è una cosa che mi spaventa che se penso ai giorni trascorsi in 37 anni. Che se uno dice ho 37 anni che nessuno che ti dice chissà che, ma che se tu dici che hai 13.505 giorni, che a me, che io devo dire, che a me che io che ci rimango per prima io che senza parole a questa cosa qua. Che allora ci sono dei giorni in cui che io mi metto a pensare ai giorni che ho vissuto e quelli che io in cui adesso vivo. Che una volta, a Palermo, che vicino a un semaforo, che era luglio e che io ero solo che per strada che faceva un caldo, che uno che mi fermò per strada, che era solo come me, cioè era solo con me, e che mi disse che io, che secondo lui, che io non ero mai nato. Poi se ne è andato.

PARLAMI

Che nel 2010, mi sono svegliato che ero in un bosco, a Villa Santa Croce, che noi che avevamo finito di fare la nostra festa Perboschi, a Villa Santa Croce, che era una di quelle feste che dove che veniva tanta gente, amici e conoscenti di amici, che dove che si stava insieme, si parlava, si ballava, si beveva, si guardavano le stelle, si faceva l’amore, si accendevano i fuochi, si ascoltava musica, si guardavano video, si abbracciavano le persone, si baciavano, si rincorrevano cani e cani rincorrevano te, ci si conosceva, ci si riconosceva, incontravi persone che non vedevi da anni o da qualche ora, che, dicevo che, una mattina del 2010, che era luglio, se non mi sbaglio, che una mattina del 2010 a Villa Santa Croce che io ero disteso sul prato, che forse che mi ero addormentato un poco, all’alba, che io ero disteso e che allora che ho aperto gli occhi e ho visto una ragazza, che a un certo punto, che io ho guardato questa ragazza, che io che non la conoscevo, ma che poi che l’ho conosciuta e che è perciò che io che mi ricordo pure che come che si chiama, che io che ho guardato a questa ragazza che era poco distante, non troppo lontana, non troppo vicina, e che pure lei che mi guardava. Che io che ero disteso e che poi che mi sono seduto stando sull’erba e che lei che era seduta che su una sedia che era sotto a un gazebo. Che non si sentiva niente, che non ci erano neanche gli aeroplani che volavano nel cielo, che non si sentiva niente, che c’era qualcuno che rideva da dentro a una tenda, che io mi sono girato e che ho visto che c’era chi che guardava le nuvole e chi dormiva abbracciato e chi ancora che io che non riuscivo a vedere bene ma che erano vicino al fuoco a guardare il fuoco. Che allora che io ho guardato alla ragazza, che non era troppo lontana la ragazza, e che allora che io l’ho guardata e che pure lei che mi ha guardato e che ci siamo guardati e che io le ho detto che la prima cosa che a me mi è venuto da dirle che quando la guardavo che io non le ho detto ciao e nient’altro che a me che mi è venuto da recitarle un verso dal Manfred di Carmelo Bene. Che io che quando che mentre che lo recitavo che lei mi guardava dritto negli occhi e che pure che io che la guardavo dritta negli occhi. Che mentre che io che le dicevo che dei versi del Manfred che di Carmelo Bene che lei, un poco, che mi sorrideva. E che pure io che, un poco, che le sorridevo. Che allora che lei mi guardava e che io la guardavo e che allora che le ho recitato un verso da Manfred di Carmelo Bene, mentre che io che ero seduto e che lei che era seduta, non troppo lontani, non troppo vicini, e che i versi che le ho detto che fanno così:

Parlami! Ti ho invocato nelle notti serene, ho spaventato gli uccelli addormentati tra i silenziosi rami per chiamare te… Ho risvegliato i lupi montani, ho appreso alle caverne a riecheggiare invano il nome tuo adorato; tutto rispose tranne la tua voce. Parlami! Ho errato sulla terra e non ho mai trovato a te l’eguale. Parlami! T’ho cercata tra le stelle a venire, ho contemplato il cielo inutilmente senza trovarti mai. Parlami! Guarda! I demoni a me attorno hanno pietà di me che non li temo. E ho pietà per te soltanto. Parlami! Sdegnata se vuoi, ma parlami, dimmi non so che cosa ma che io ti senta una volta ancora …
Che poi che lei che mi ha sorriso e che io che le ho sorriso e che poi che ci siamo andati a fare una passeggiata lungo i boschi, non troppo lontani, non troppo vicini, e che guardavamo che gli alberi, l’erba, i rami, le nuvole, i serpenti, ma che io che non parlavo a lei e che nemmeno che lei che parlava a me.

MUSICA DEI LUOGHI

Stamattina, mentre ero in auto, ho messo un cd di musica che io che ci avevo tanta voglia che di sentirlo e che sono riuscito a sentire il disco a malapena poiché giacché il disco saltava a causa delle buche. Che io che non credo di avere uno stereo che di quelli antichi che tu che dici che quelli antichi saltano in continuazione e che allora che grazie che tu che la musica che non la puoi ascoltare. Che pure che io che ci avessi uno stereo antico che io che non è che posso sentire la musica a seconda della strada, che dice che se vuoi sentire la musica senza interruzioni che devi andare in autostrada. Che ci sono delle strade, nella provincia di Caserta, ho pensato stamattina, che dove che ci sono delle buche e delle strade dissestate, che dice che sono delle strade dissestate, che io che ero stamattina su una di queste strade dissestate, che c’è anche un cartello che ti dice che stai percorrendo una strada dissestata, che allora che pensi che quella strada è nata per essere dissestata, cioè che è normale che è una strada dissestata, che giacché poiché c’è pure un cartello pure che te lo dice che è dissestata, che mica esiste un cartello che ti dice che percorri una strada normale quando è una strada senza buche, che c’è pure il cartello strade con buche, che allora che, dicevo, che ci sono delle strade, nella provincia di Caserta, che dove che tu che la musica in auto, con il cd, che non la puoi sentire. Che la provincia di Caserta è un luogo, ho pensato, che dove che non dappertutto è possibile sentire la musica in auto. E che i luoghi che dove che tu che non riesci a sentire la musica in auto che ti pare, che quando guardi fuori dal finestrino, che la musica non c’è neanche fuori.

 

 

NGURZU EDIZIONI: LAVORO ARTIGIANALE

Le pubblicazioni Ngurzu Edizioni, di proprietà intellettuale di Massimo Gerardo Carrese, sono a tiratura limitata, realizzate artigianalmente su indicazione dell’autore. 

Oltre al lavoro svolto dalle macchine (taglio carta, stampa digitale, calibratura legno…), le opere Ngurzu Edizioni sono realizzate a mano, a uno a uno: fascicolazione, battitura, chiusura con punte metalliche, carteggio, applicazione bottoni in legno….

Ogni titolo in catalogo è esteticamente diverso dall’altro: le piccole imperfezioni e le differenze sono la riconoscibilità del lavoro artigianale. I titoli Ngurzu Edizioni nascono con la collaborazione dell’artigiano del legno Nino Santabarbara e dello stampatore Giuseppe D’Abbruzzo. 

Informazioni aggiuntive

Peso 3 kg