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SpuntiSunti (maggio-luglio 2014)

 

LIBRO

illustrato: no

numero pagine: 73

impaginazione: a cura dell’autore

dimensioni (appros.): largh.15,5cm x alt.21cm

caratteristiche: chiusura con punte metalliche; carta 90g uso mano color avorio; copertina patinato opaco 150/170g 

Anno di pubblicazione: 2014

 

quaderno realizzato artigianalmente

10 disponibili

Descrizione

anteprima di 

Massimo Gerardo Carrese

 

esperienze sensoriali del quotidiano con elementi ricorsivi del linguaggio

immaginazione e fantasia come strumenti di osservazione

 

PREMESSA Che questi qui racconti che sono qui dentro a questo quadernetto, che sono racconti che uno dice che sono racconti per così ma che però che io devo dire che possono anche essere dei racconti che uno li racconta per così, tanto che uno dice che adesso ti racconto un racconto. Ma che però che sono dei racconti di cose che a me mi sono capitate per sul davvero a me di queste storie qua dentro che io racconto. Che voi sei libero a pensare che io le ho inventate tutte queste storie qua ma io mi sto scrivendo queste righe per dirti che le mie storie che io che qui ho scritto che sono storie che a me mi sono successe e che io lo so che a me mi sono successe e che allora che io a me mi piace che io ve lo dico pure a te. Allora, che io mi sono scritto pure il giorno di quando mi sono successe queste cose qua che io che chiamo queste storie “spuntisunti” che io a me mi pare che, secondo me, mi viene che da dire che io prendo gli spunti delle cose che mi succedono e che poi io li cerco di raccontarli brevemente, di fare degli sunti. Che se io mi metterei io da solo e racconteresti tu a me tutte le storie farebbe sera del giorno dopo quando poi tu dici che si è fatto già mattinata. Penso è chiaro. Che allora che sono storie che uno poi deve leggere che a uno quando gli va, che è prima di cadere o che è mentre che uno si fa il bagno o che mentre che uno aggiusta un cavatappi. Scegliete tu, i miei sono suggerimenti. Che però che questo quadernetto è come un diario fantasiologico questo quadernetto qua che dove che io racconto le cose che a me mi accadono che io mentre che penso alla fantasia, alla immaginazione e alla creatività, per esempio, che mi accadono, per esempio, che le persone o i miei pensieri che mi dicono le cose e che a me poi mi viene di scriverle. Ma che uno poi che uno, poi, che uno può pensare poi a quello che vuoi che se tu vuoi pensare che io le ho inventate queste storie qua che allora che tu sei libero di pensare che io le ho inventate che io mica ti voglio dire per forza che io non le ho inventate. Ma che io sto scrivendo queste righe qui per dirmiti che io non le ho inventate queste storie e che a me mi sono successe per il davvero le cose che io poi ti racconto qua. Che se tu mi vuoi credere che io sono contento e che se tu non mi vuoi credere che io sono contento lo stesso. Che però che se mi credi che io sono contento di più e che però che se tu a me non mi credi che non ti devi preoccupare perché poi io nemmeno che io mi preoccupo che tu non mi credi. Che mica ci dobbiamo preoccupare ora per delle storie che uno dice che non le ha inventate. Ma che io ti ho scritto queste righe per dirvi che io non le ho inventate queste storie ma che io, come dicevo poc’anzi, che io sono contento lo stesso che se tu pensate che io le ho inventate perché che allora che questo è il tuo punto di vista e che a me i punti di vista che a me mi piacciono. Che uno allora, mi viene da pensare, che, parlo in generale nello specifico, che però che bisognerebbe inventarsi delle invenzioni che quando uno inventa qualcosa di vero che un altro non è che poi che dice che tu ti sei inventato tutto. Per esempio.

Massimo Gerardo Carrese

San Giovanni e Paolo, 13-21 luglio e 2-3-5-8 agosto 2014

 

 

30 maggio

IN ESSE Che poi uno, che mentre uno è in treno in partenza da Napoli Centrale per Roma Centrale, che uno può sentire un bellissimo tautogramma in “s”, che io me lo sono appuntato subito, che questo bellissimo tautogramma in “s” è bellissimo solo il tautogramma ma che però poi il contenuto che lo è di meno. E che io l’ho sentito perché la cosa si è svolta di fronte a me poco prima che il treno partisse. Che allora la storia è questa: che una madre e una figlia hanno occupato un posto di fronte al mio, momentaneamente, perché poi la madre e la figlia, una volta che il treno è partito, sono andati via, che la madre è andata in un’altra carrozza e che la figlia è scesa perché non doveva partire. Che la madre aveva circa 50 anni e che la figlia circa 25. Che la madre, docente universitaria, mi pare di aver capito così perché parlava di lezioni fatte all’università poco prima e che era sfinita, dice alla figlia che è una poco di buono e che è andata in giro a darla a tutti e se la fa solo con i drogati, che non ha capito niente della vita. E che la figlia dice che lei, invece, la mamma, che lei non ha fatto altro nella sua vita che studiare e non ha capito un bel niente della vita, non se l’è goduta, infatti poi com’è andata a finire con il marito? Che si sono separati, che allora a sbagliare è la madre e non la figlia. Che però la figlia, mi pare, volesse recuperare un rapporto, che almeno all’inizio della conversazione che era così, ma che però la madre non ne voleva sapere, anzi che alzava pure la voce per far andare via la figlia. Che allora, a questo punto, che allora è partito il tautogramma in “s” che io, che io che avevo la penna e il foglio in mano che io me lo sono appuntato subito. La mamma: Simona, senti, semplicemente…sei stupida. Sei sciocca. Sappilo! Scendi subito, sono sfinita, sono s-t-a-n-c-a…stanca! La figlia: sei s-t-r-o-n-z-a…stronza!

 

17 maggio

CHE COSA HO IMPARATO OGGI E che poi io poi poco fa ero nel parcheggio della stazione di Napoli. Che io ero nel parcheggio perché io ho parcheggiato la mia auto nel parcheggio, dove per l’appunto di solito si parcheggiano le auto che si devono parcheggiare. E che poi io stavo salutando una persona che si mette sempre lì al parcheggio e che poi lui mi ha detto di stare attento a uno che aveva visto che veniva con una mercedes e che mi stava per investire che se non me lo diceva lui, perché io ero girato di spalle, che allora quello con la mercedes che mi investiva. Che lui, quello con la mercedes, che andava a 10 all’ora perché stava entrando nel parcheggio ma che però lui non mi ha visto proprio e che era salito su delle strisce dove che lui non ci poteva proprio salire e che io allora io mi sono spostato e che l’ho fatto passare e che lui continuava a non vedermi e continuava ad andare verso l’ingresso del parcheggio. Che io allora gli sono andato vicino che lui si era fermato per prendere il biglietto per entrare dentro al parcheggio e che poi lui ha abbassato il finestrino e che io gli ho detto “signore, lei dovrebbe fare più attenzione quando guida perché lei non mi ha visto proprio”. E che lui ha alzato le mani sul volante e che senza neanche guardarmi troppo che mi ha detto “esagerato”. E che a me mi è venuto da ridergli in faccia e che me ne sono andato ridendo. E che poi lui secondo me ancora adesso che lui pensa che io sia stato, non so, una visione, forse, perché anche mentre gli parlavo che a me secondo me lui non mi vedeva proprio. Che allora, con spirito allegro, che io sono entrato nella stazione di Napoli e che mi sono messo al mio binario e che a un tratto che io ho sentito la voce elettronica dell’annuncio che diceva che “i treni in direzione Roma via Càssino subiranno un ritardo causa furto di cavi di rame”. Che a me questa cosa qua mi ha fatto ricordare che io quando prendevo anni fa il treno per Piedimonte Matese che io vedevo che sul tabellone nella stazione di Napoli che non era mica scritto Piedimonte Matese ma che era scritto Gimoste. Che poi un amico mio ci ha fatto pure un pezzo di musica che su quella cosa là ci ha scritto un pezzo che il titolo del pezzo è “Treno per Gimoste”. Che a me, allora, poco fa, che io ho imparato due cose: che Cassino nella stazione di Napoli la voce elettronica la dice Càssino (o almeno fino a poco fa era così, che io più tardi chiamo alla stazione di Napoli e che io faccio la segnalazione di questa cosa qua) e che ci sono persone che quando entrano nel parcheggio che non ti vedono proprio.

 

16 maggio

RIDERE PER PIANGERE Ieri sera mentre rientravo che ero sulla Casilina, che io a me mi è venuto di farla che io andavo come sempre a 70km orari, a volte che io vado pure a 80km orari perché c’è un cartello che porta 80 ma che però ieri sera io andavo a 70. Che allora io mentre andavo con la macchina che io a me mi è venuto una strana sensazione. Che io che tutte le volte che faccio quella strada là che io sento sempre che la macchina vibra perché ci sono molte buche e che l’asfalto è sempre disconnesso e che, si dice, che la strada è dissestata. Che io poi quando vedo quel cartello che dice “strada dissestata” che io mi domando sempre che forse un cartello così non ci dovrebbe esistere che se tu sai che c’è una strada dissestata che tu la dovresti allora aggiustare e non segnalare. Ma che però io volevo dire che dicono poi che la Casilina è pure una strada importante e che allora che io a me questa importanza con tutte quelle buche che ci sono che io non la capisco mica. Che allora a me mi viene da pensare che quando una strada non è importante che allora è forse come la strada che porta a casa mia che è rotta. Che a me ieri sera però ho avuto una strana sensazione perché io non sentivo la macchina vibrare. E che allora io mi sono accorto che sulla mia corsia e su quella al mio fianco che c’erano dei pezzi di asfalto messo fresco da qualche giorno. Che io, quando l’ho visto, che io mi sono ricordato che io l’ho visto pure qualche giorno prima che c’erano degli operai che stavano mettendo l’asfalto per la strada. Che allora a me mi è tornato tutto chiaro che mi sono ricordato. Che io ho iniziato a fare allora delle associazioni e che a me ieri mi hanno fermato che, dice, che doveva passare il Giro d’Italia sulla Casilina e che a me mi hanno fermato nei pressi di Capua che io ero con l’auto. Che allora, nei giorni precedenti, che allora avevano messo l’asfalto perché doveva passare il Giro d’Italia, ho pensato. E che poi a me ieri sera mentre guidavo che tutto mi è tornato più chiaro. Che allora io ho pensato che questa cosa qua mi fa ridere, ma non che mi fa ridere che mi diverto che a te ti vengono le lacrime che tu ti senti contento e che allora ridi ma che però tu piangi pure ma che a me mi veniva da ridere nel senso che è come quando tu dici che mi fa ridere perché vuoi essere ironico e che tu ci rimani proprio male e che allora per non piangere, si dice, che uno si mette a ridere. E che poi allora a me mi viene da ridere che questi qua, che io non so chi siano, che questi qua decidono che devono mettere l’asfalto per coprire le buche perché arriva e passa il Giro d’Italia. Che il Giro d’Italia dovrebbe essere un giro nell’Italia vera e mica su quella che poi trovi tutto asfaltato e che tu, ciclista e chi ti sta intorno, e che tu poi pensi che anche al sud tutte le strade sono lisce e asfaltate e che non trovi neanche una buca e che allora non si sta mica così male così come dicono al sud. Che poi le buche sono in tutta Italia ma che però io parlo del sud perché io vivo nel sud Italia e che parlo della zona dove vivo io. Che a me mi pare di conoscerla bene la zona dove vivo perché io ci guardo dove vivo. Che a me questa cosa qua dell’asfalto che mi ha fatto pensare, mentre guidavo, che io quando ero piccolo e venivo in Italia e che ero a scuola, che quando arrivava il Direttore Scolastico che tutti si mettevano a pulire e che tagliavano pure l’erba che era sempre incolta nel giardino della scuola. Che così quando il Direttore Scolastico arrivava che si vedeva che tutto era perfetto e pulito, che il salone profumava come non aveva mai profumato e che le sedie rotte erano nascoste e che le sedie nuove che si mettevano in primo piano e che erano pure pulite e che a me questa cosa qua, che io ero piccolo, che a me questa cosa qua non mi piaceva perché era come dire che noi stavamo bene che quando in realtà che noi avevamo tante cose che non andavano bene per niente. Che allora proprio perché arrivava il Direttore Scolastico che uno gli poteva far vedere tutte le cose che non andavano e che lui poteva aggiustare. Ma, si diceva, che non si doveva far vedere che c’erano le cose che non andavano, che proprio al Direttore Scolastico che questa cosa qua che non si doveva far vedere. E che poi io mi sono ricordato pure di quella volta là di quando in un paese lontano che è arrivato un politico importante e che allora il Comune di quel paese lontano aveva deciso che allora bisognava coprire tutte le buche con l’asfalto che il politico che non poteva vedere che in questo paese lontano che c’erano tutte le buche che uno pure a camminarci a piedi che rischiavi di farti male. Che il politico quando lui quando è arrivato con la sua macchina che lui non ha sentito nessuna buca e che io però il giorno prima, quando ancora l’asfalto non c’era, che io le ho sentite tutte le buche. Che allora io vorrei far sentire le buche anche al politico per dire al politico che però qui ci sono le buche ma che però io come faccio a dirgli che ci sono le buche se poi le buche il giorno prima vengono coperte? Che allora l’asfalto serve per coprire non solo le buche ma anche a rendere più illusorio il mondo che in realtà non è così come appare. Che uno pensa che questa cosa qua sia frutto di una ignoranza che oggi non c’è più perché, dicono, che oggi siamo tutti più intelligenti e che prima eravamo più ignoranti. Ma che però a me ieri ho visto che il Giro d’Italia è passato su una strada che qualche giorno prima era tutta “dissestata” e che adesso è liscia che uno si domanda pure se si sta davvero camminando con la macchina o è il paesaggio che si muove intorno a te. Che allora quel cartello “strada dissestata” che allora non ha neanche più senso perché se poi la strada ora non è più dissestata che tu me lo metti a fare un cartello così? Che ci prendiamo in giro che tu mi dici una cosa e che poi quella cosa non è così? Che è come mettere un cartello “stop” che poi il cartello non c’è. E che poi a me ieri sera mentre guidavo che a me mi veniva in mente che la stessa strada che stavo facendo io che l’avevano fatta i ciclisti poche ore prima e che tutti quelli che stanno dietro e dentro al Giro d’Italia e che poi anche la televisione e i giornali e tutti i commenti, che tutti questi che l’avevano fatta ieri la stessa strada che l’avevano fatta liscia. Che uno si chiede che perché allora non lasci le buche e che così fai un vero Giro d’Itala e non un giro su un tappeto stradale che è volante nel senso che è pieno di illusioni. Che uno così può far vedere che se tu vuoi fare il Giro d’Italia da noi che tu lo devi fare con le buche perché pure noi ci camminiamo con i mezzi e a piedi tutti i giorni con le buche. E che tu pensi però che le buche che tu non le puoi lasciare perché sennò il ciclista si fa male. E che poi io mi dico che pure noi ci possiamo fare male. Che io non ce l’ho mica con il Giro d’Italia, che io non lo seguo neanche, ma che però, io penso, che uno proprio in questi momenti qua è che deve far vedere quanto è grande il disagio in cui uno vive che non è che tu quando arriva il Giro d’Italia che mi metti l’asfalto e che poi se il giro ripassa tra dieci anni e che tu fai? Che non mi aggiusti la strada per dieci anni? E nelle zone dove il Giro d’Italia non passa mai che tu fai? Che dove abito io che il Giro d’Italia non è mai passato e che io me le ricordo a memoria tutte le buche sulla strada che io per ritornare a casa che io mi faccio un bel ballo lungo la strada che io per scansare le buche che io mi pare che io mi faccio un ballo con la mia auto. Che pure adesso che vado in bicicletta che a me mi pare di ballare con la bicicletta che io devo scansare tutte le buche. Che a me mi è sempre piaciuto fare le fotografie alle buche, perché le buche hanno delle forme e profondità sempre diverse. Ma che questo è un altro discorso e che a me però mi piacerebbe di farlo un giorno. E che poi io mi sono ricordato che c’è la strada che porta a casa mia e che c’è un’altra strada che porta a casa di un mio amico che proprio quella là è una brutta strada che si rompe tutta la macchina. E che è così da molti e molti anni. E che poi una volta, molti e molti anni fa, davanti a casa mia che c’era un fosso profondo che nessuno lo veniva a coprire, che io pure avevo fatto le richieste che però nessuno veniva e che io così ciò messo una pianta dentro. Ma una pianta vera, che ancora qualcuno di qua se la ricorda, che io ho preso una quercia, un ramo enorme di quercia che avevo trovato spezzato dal vento e che io l’ho piantato in questo fosso in mezzo alla strada e che le macchine per passare che dovevano frenare, senza creare pericoli, si capisce, e che allora poi tutti si accorgevano che c’era qualcosa che non andava in quella strada. Che se tu fai lo zigzag per la strada che tu ti puoi pure abituare alla presenza della buca che tu poi non la vedi neanche più la buca perché fai in automatico lo zigzag mentre pensi che devi andare al cinema ma che però se spunta una pianta in mezzo alla strada che tu la vedi e come la pianta e che ti chiedi da dove arriva quella pianta e che allora guardi la strada e che vedi che la pianta è dentro un buco che è profondo che ci sta dentro una pianta. Che allora, se tu pure stai pensando che devi andare al cinema che a te ti viene da pensare prima che c’ una pianta per strada. Che allora tu chiami i tuoi amici e che poi fai le foto. E che allora tu poi ti chiedi come mai nessuno ha mai fatto niente per quella buca là e che allora chiami i vigili. E che poi erano arrivati anche i vigili davanti a casa mia e che hanno tolto la pianta e che nel pomeriggio stesso che avevano fatto mettere l’asfalto nella buca. Che io con la natura, è il caso di dirlo, che io con la natura e senza sovversioni e agitazioni che io ho risolto la situazione della buca. Che io ho detto al mio amico della strada tutta rotta, più della mia, che dovrebbe mettere lungo la strada che porta a casa sua tutte piante che quando uno arriva là che si chiede che allora che c’è qualcosa che non va. Che allora mentre rientravo verso casa ieri sera che io mi sono ricordato anche di quella volta là di quando a S.S. Giovanni e Paolo, che è il paese dove abito io, che è arrivato il vescovo, che io ero piccolo, e che era arrivato per fare le cresime e che hanno messo l’asfalto lungo tutta la strada principale che era rotta perché così il vescovo non vedeva che il nostro paese era lasciato all’abbandono, almeno per quanto riguardava la condizione delle strade. Che a me, questa cosa qua dell’apparenza e dell’apparire, e che pure se stai male che tu devi apparire con le strade tutte aggiustate, che a me questa cosa qua mi fa ridere nel senso che mi fa piangere.

 

8 maggio

FIORAIA E che poi una volta sono andato dalla fioraia e che non aveva neanche un fiore. Dice che li aveva finiti.

 

 

 

NGURZU EDIZIONI: LAVORO ARTIGIANALE

Le pubblicazioni Ngurzu Edizioni, di proprietà intellettuale di Massimo Gerardo Carrese, sono a tiratura limitata, realizzate artigianalmente su indicazione dell’autore. 

Oltre al lavoro svolto dalle macchine (taglio carta, stampa digitale, calibratura legno…), le opere Ngurzu Edizioni sono realizzate a mano, a uno a uno: fascicolazione, battitura, chiusura con punte metalliche, carteggio, applicazione bottoni in legno….

Ogni titolo in catalogo è esteticamente diverso dall’altro: le piccole imperfezioni e le differenze sono la riconoscibilità del lavoro artigianale. I titoli Ngurzu Edizioni nascono con la collaborazione dell’artigiano del legno Nino Santabarbara e dello stampatore Giuseppe D’Abbruzzo.