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SpuntiSunti (febbraio-aprile 2014)

 

LIBRO

illustrato: no

numero pagine: 69

impaginazione: a cura dell’autore

dimensioni (appros.): largh.15,5cm x alt.21cm

caratteristiche: chiusura con punte metalliche; carta 90g uso mano color avorio; copertina patinato opaco 150/170g 

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2014

quaderno realizzato artigianalmente

10 disponibili

Descrizione

 

esperienze sensoriali del quotidiano con elementi ricorsivi del linguaggio

immaginazione e fantasia come strumenti di osservazione

 

anteprima di Massimo Gerardo Carrese

PREMESSA Che questi qui racconti che sono qui dentro a questo quadernetto, che sono racconti che uno dice che sono racconti per così ma che però che io devo dire che possono anche essere dei racconti che uno li racconta per così, tanto che uno dice che adesso ti racconto un racconto. Ma che però che sono dei racconti di cose che a me mi sono capitate per sul davvero a me di queste storie qua dentro che io racconto. Che voi sei libero a pensare che io le ho inventate tutte queste storie qua ma io mi sto scrivendo queste righe per dirti che le mie storie che io che qui ho scritto che sono storie che a me mi sono successe e che io lo so che a me mi sono successe e che allora che io a me mi piace che io ve lo dico pure a te. Allora, che io mi sono scritto pure il giorno di quando mi sono successe queste cose qua che io che chiamo queste storie “spuntisunti” che io a me mi pare che, secondo me, mi viene che da dire che io prendo gli spunti delle cose che mi succedono e che poi io li cerco di raccontarli brevemente, di fare degli sunti. Che se io mi metterei io da solo e racconteresti tu a me tutte le storie farebbe sera del giorno dopo quando poi tu dici che si è fatto già mattinata. Penso è chiaro. Che allora che sono storie che uno poi deve leggere che a uno quando gli va, che è prima di cadere o che è mentre che uno si fa il bagno o che mentre che uno aggiusta un cavatappi. Scegliete tu, i miei sono suggerimenti. Che però che questo quadernetto è come un diario fantasiologico questo quadernetto qua che dove che io racconto le cose che a me mi accadono che io mentre che penso alla fantasia, alla immaginazione e alla creatività, per esempio, che mi accadono, per esempio, che le persone o i miei pensieri che mi dicono le cose e che a me poi mi viene di scriverle. Ma che uno poi che uno, poi, che uno può pensare poi a quello che vuoi che se tu vuoi pensare che io le ho inventate queste storie qua che allora che tu sei libero di pensare che io le ho inventate che io mica ti voglio dire per forza che io non le ho inventate. Ma che io sto scrivendo queste righe qui per dirmiti che io non le ho inventate queste storie e che a me mi sono successe per il davvero le cose che io poi ti racconto qua. Che se tu mi vuoi credere che io sono contento e che se tu non mi vuoi credere che io sono contento lo stesso. Che però che se mi credi che io sono contento di più e che però che se tu a me non mi credi che non ti devi preoccupare perché poi io nemmeno che io mi preoccupo che tu non mi credi. Che mica ci dobbiamo preoccupare ora per delle storie che uno dice che non le ha inventate. Ma che io ti ho scritto queste righe per dirvi che io non le ho inventate queste storie ma che io, come dicevo poc’anzi, che io sono contento lo stesso che se tu pensate che io le ho inventate perché che allora che questo è il tuo punto di vista e che a me i punti di vista che a me mi piacciono. Che uno allora, mi viene da pensare, che, parlo in generale nello specifico, che però che bisognerebbe inventarsi delle invenzioni che quando uno inventa qualcosa di vero che un altro non è che poi che dice che tu ti sei inventato tutto. Per esempio.

Massimo Gerardo Carrese

San Giovanni e Paolo, 13-21 luglio e 2-3-5-8 agosto 2014

 

Estratti dal libro

 

24 marzo

L’INVERNO IN ESTATE Che poi stamattina, quando sono uscito, sono subito entrato in un negozio e che così sono, quando sono entrato nel negozio, che sono capitato nel dialogo tra due signore che parlavano del tempo. Che poi le due signore mi hanno detto buongiorno e che poi mi facevano proprio le domande pure a me sul tempo, le due signore, che aspettavano proprio le risposte da me, sul tempo. E che così ho raccontato, ma che non avevo molta voglia di raccontare, che alle due signore ho raccontato che mentre scendevo da casa in auto pioveva acquaneve e che i tergicristalli spazzavano via l’acqua e lasciavano ai bordi del vetro un po’ di neve, ma poca, non tanta. Acquaneve, appunto. E che così le due signore mi hanno detto che l’avevano vista pure loro l’acquaneve stamattina, e che poi era ormai un mese strano quello di marzo che poi non c’era più nessuna stagione in nessun mese, dicevano loro, perché ai loro tempi era tutto diverso, e che la signora più giovane ha detto pure che secondo lei, visto che non abbiamo avuto un inverno troppo freddo, che secondo lei l’inverno deve ancora arrivare e che, probabilmente, secondo lei, l’inverno arriva in estate. E che lei non si stupirebbe se questo accadesse perché poi a lei, una volta, diceva, che quando era giovane le è capitato che è andata al nord e che al nord, d’estate, pioveva sempre e che la sera, diceva, faceva freddo e che poi si era presa pure un raffreddore. E che poi quando è scesa dal nord e che è tornata di nuovo al sud che ormai al sud pure stava venendo l’inverno, e che quell’anno in estate, diceva, in estate è stato inverno.

 

19 marzo

SORPASSO Che c’è uno che mi sorpassa e che poi dopo neanche cinque metri frena e gira a sinistra. Che io a questi che fanno così, che prima ti sorpassano e poi, dopo poco, girano, io, a questi qui, proprio non li capisco. Che può capitare che sorpassi e ti viene in mente che devi girare. Ma che poi, a me, non so a voi, a me, di questi tipi che ti sorpassano e che poi subito dopo girano, a me ne sono capitati più di uno. E che poi, non so a voi, ma che poi a me è capitato pure che quando questi tipi ti sorpassano poi devi pure frenare perché devi aspettare che loro girano. Che mi piacerebbe una volta farlo anche a me, di sorpassare e poi girare subito dopo, tanto per capire che cosa si prova a sorpassare e poi a girare. E che però guarderei fisso anche nel retrovisore per vedere quello di dietro che cosa fa. Perché a me, quando mi capitano questi tipi, mi viene da ridere.

 

12 marzo

A PIEDI IN MACCHINA Un ragazzo mi racconta che c’è un gruppo di persone che ogni estate va a piedi a Castelpetroso, forse è in provincia di Isernia, e che pure lui ci va, con la sua famiglia, e che cammina per una notte intera e che oltrepassa tutta la montagna, proprio quella che è di fronte a noi. E poi dietro la montagna che vediamo c’è n’è un’altra e che oltrepassa pure quella. Sempre a piedi. Mi dice che è molto faticoso e che camminano per tutta la notte e che è bello. Parte alle 3 del mattino e inizia a camminare, forse per 60km, non lo sa bene, e che arriva a Castelpetroso quando ormai è giorno. E che poi una volta arrivati a Castelpetroso si fermano tutti insieme negli edifici, forse sono delle scuole, non lo sa bene, e che poi lì si mettono a dormire tutti insieme, forse nei sacchi a pelo, e che poi le persone a un certo punto si svegliano, il giorno dopo, e che pure lui si sveglia il giorno dopo ma è la mamma che lo sveglia perché, mi dice, lui continuerebbe a dormire. Si lava, fa colazione, va a messa e che poi insieme alla sua famiglia va un po’ in giro per Castelpetroso a fare quello che gli pare. E pure gli altri del gruppo fanno quello che gli pare e che per un intero giorno lui non vede quasi nessuno del gruppo perché tutti se ne vanno in giro a fare quello che gli pare e che poi quando si incontrano per strada con gli altri del gruppo non si salutano neanche perché che ti saluti a fare con gli altri del gruppo se sei nello stesso gruppo con loro. Poi, quando diventa sera, ritorna con la sua famiglia negli edifici a dormire, e pure gli altri del gruppo ritornano negli edifici a dormire, che sono come le scuole questi edifici ma non sono proprio delle scuole, e che qui però si salutano tutti e si raccontano quello che sono andati a fare in giro per Castelpetroso. Che io a Castelpetroso non ci sono stato mai e allora gli chiedo se è grande e lui mi risponde che non è grande, che è piccola ma che se uno vuole può andare in giro a fare quello che gli pare. E poi se ne va a dormire e la mattina dopo si sveglia, cioè è la mamma che lo sveglia perché lui resterebbe a dormire altre dieci ore. Si lava, fa colazione e con i suoi genitori prende l’auto e se ne torna a casa. A questo punto gli chiedo come fa l’auto a essere a Castelpetroso se sono andati a Castelpetroso tutti a piedi. E lui mi dice che non lo sa perché l’auto è a Castelpetroso. E allora gli suggerisco che forse l’auto si trova già a Castelpetroso perché forse c’è un loro parente che forse li va a prendere quando sanno che devono ritornare a casa. E però lui mi dice che in macchina sono solo lui, il papà, la mamma e la sorella e che non c’è nessun altro, e che la macchina sta ferma nel parcheggio e che nessun altro c’è che li viene a prendere. E mi dice che pure gli altri del gruppo hanno le macchine parcheggiate lì e che quando se ne vanno salutano con il clacson. E così mi pare che la faccenda si complichi. E allora gli chiedo, ma non sono troppo convinto, se per caso qualcuno della sua famiglia va a portare l’auto lì il giorno prima della camminata e che poi, non so, torna a casa in auto con qualcuno che ha accompagnato altri a posare le auto a Castelpetroso. E lui mi dice di no e mi pare essere abbastanza sicuro. Poi ci riflette su e mi dice che pure gli altri anni la sua macchina la trovava sempre ferma in un parcheggio e che il papà prende le chiavi dalla tasca e che poi entrano tutti in auto e che partono senza problemi. Vanno a piedi e tornano in macchina. E che io gli chiedo com’è possibile che la macchina stia lì se nessuno l’ha portata e che lui mi dice che una volta, si ricorda bene, che una volta voleva chiedere pure lui come faceva la macchina a stare già a Castelpetroso ma che poi si è dimenticato.

 

13 febbraio

GUARDA QUELLA Che ho incontrato un tipo stamattina, mentre andavo alla Posta, che diceva a un altro “guarda quella!” e l’altro guardava in alto per vedere se veniva a piovere.

 

7 febbraio

IL BALCONE Oggi c’è il sole. Il mio vicino ha aperto i balconi. Ho aperto anch’io il mio e mi sono messo sul balcone a guardare i balconi aperti del mio vicino. Balcone, mi piace ripeterlo. Che suono imponente, balcone. Che poi, mentre guardavo i balconi, quelli aperti del mio vicino, e anche quelli chiusi delle case vicine, che poi mi è tornato alla mente il verso di una poesia di Baudelaire, ‘Et les soirs au balcon, voilés de vapeur roses’. Ho chiuso il balcone e ho ripreso a leggere.

 

 

 

NGURZU EDIZIONI: LAVORO ARTIGIANALE

Le pubblicazioni Ngurzu Edizioni, di proprietà intellettuale di Massimo Gerardo Carrese, sono a tiratura limitata, realizzate artigianalmente su indicazione dell’autore. 

Oltre al lavoro svolto dalle macchine (taglio carta, stampa digitale, calibratura legno…), le opere Ngurzu Edizioni sono realizzate a mano, a uno a uno: fascicolazione, battitura, chiusura con punte metalliche, carteggio, applicazione bottoni in legno….

Ogni titolo in catalogo è esteticamente diverso dall’altro: le piccole imperfezioni e le differenze sono la riconoscibilità del lavoro artigianale. I titoli Ngurzu Edizioni nascono con la collaborazione dell’artigiano del legno Nino Santabarbara e dello stampatore Giuseppe D’Abbruzzo.