Fantasiologia: per uno studio della fantasia, dell’immaginazione, della creatività

di Massimo Gerardo Carrese

tratto da ArteCulturaItaloPolacca

dalla rubrica "Grilli Per la Testa" - articolo del 08/03/2018

 

fotografia di Noemi Marotta, in mostra al Festival Fantasiologico il 18 e 19 novembre 2017. Caiazzo (Caserta)


«Di cosa si occupa lei?». «Di fantasiologia». A questa mia risposta gli interlocutori, di solito, hanno le seguenti reazioni, in ordine sparso: a): «Fantasiologia? Mai sentita. Di cosa si tratta?»; b) «Ah bello, la fantasia è fondamentale»; c) «Lavorare con i bambini è un bel privilegio»; d) «Ma è tipo Scientology?»; e) «Interessante». 

Quest’ultima reazione è quella che più mi preoccupa - lo dico per esperienza personale ma non è un discorso da generalizzare - perché quando la sento, intuisco la completa indifferenza da parte dell’interlocutore che chiede, durante il coffe break a un convegno, del mio lavoro solo per formalità. In quel suo «interessante» non c’è un invito a saperne di più (infatti la nostra già noiosa conversazione muore subito dopo). È un’espressione di sola circostanza. Nient’altro. La parola «interessante», poi, mi fa venire in mente un film in cui si dice che «interessante» è una non parola: vuol dire troppe cose, quindi non significa niente.[1] 

La reazione b) ha buoni propositi e mi mette contentezza e la c) apre a una serena conversazione in cui mi piace dire che la fantasia e l’immaginazione non sono territori mentali solo dei più piccoli mentre la d) è lontana dalle mie passioni. La prima è quella che preferisco. Invita alla condivisione, al dialogo intelligente, il più delle volte molto appassionato, e nei casi più fortunati da queste gradevoli conversazioni nascono anche durature amicizie e collaborazioni. Certo, è un diritto provare indifferenza per l’argomento fantasiologia (e verso chi scrive), così com’è possibile a volte il contrario. 
In quest’articolo, e nei prossimi che seguiranno, racconterò della mia esperienza fantasiologica.

Molti pensano che la parola fantasiologia sia una recente invenzione e alcuni, impropriamente ma in buona fede per ragioni che dirò più avanti, la attribuiscono a me. La parola fantasiologia è presente già nel 1760 nelle Novelle letterarie di Giovanni Lami[2] e i significati che la voce ha assunto nel tempo sono legati a vario titolo alle parole fantasia e immaginazione le quali, specie in ambito filosofico, rivelano tutta la loro complessità. Oggi, se provate a digitarla su Google Italia[3] conterete oltre 1000 risultati ma con riferimenti, quasi esclusivi, alla mia attività di studi, giochi e ricerche (da qui la citata attribuzione a chi scrive) che porto avanti da molti anni in ambito universitario, scolastico e sociale. Non ho inventato la parola fantasiologia (né fantasiologo ma di questo dirò in un prossimo articolo) e c’è chi oggi la impiega per descrivere tutt’altro, per esempio un tipo particolare di letteratura.[4]

Nel tempo credo di aver dato alla parola fantasiologia (e a fantasiologo)[5] un’importante circolazione (più di 400 sono gli articoli apparsi negli ultimi anni su testate giornalistiche online e sulla carta stampata locale e nazionale)[6] e riservato a essa le mie riflessioni nelle attività che vanno dai corsi di formazione[7] all’ideazione di un festival,[8] dalle mostre[9] ai concerti,[10] dall’editoria[11] alle lezioni universitarie.[12]

Grazie al fondamentale confronto con adulti e bambini, con il passare degli anni sono riuscito a conoscere sempre meglio la fantasiologia (meraviglie e inquietudini). Adesso, credo di poterla descrivere così: «la fantasiologia è un percorso di studi, giochi e ricerche interdisciplinari dedicata alle storie e alle caratteristiche della fantasia e dell’immaginazione (e per riflesso della creatività) viste nel vivere quotidiano, nella dimensione irreale o fantastica e nelle discipline umanistiche, scientifiche, ludiche e artistiche».

L’attività di chi si occupa professionalmente di fantasia e di immaginazione[13] sarebbe ben collocabile sotto la voce fantasiologia: phantasia + logia = studio della fantasia (e dell’immaginazione. E perché non chiamarla immaginologia? Perché è tutt’altra cosa – a voi il piacere della scoperta. Inoltre, la parola latina per immaginazione nasce dopo la parola greca per fantasia ma ne scriverò in un altro momento). 

La fantasiologia si guarda intorno (e dentro di noi) per ricercare e conoscere le nostre facoltà (fantasia e immaginazione) e le nostre abilità (creatività), per praticare queste ri-scoperte nell’esperienza quotidiana e nelle varie discipline con consapevolezza e ragionamento insieme a spontaneità e voglia di lasciarsi andare. Fantasia-immaginazione-creatività non sono sbrigliate, come per errore si crede, ma nascono e si costruiscono su regole (anche dire «non ci sono regole» è già una regola).

La fantasiologia segue percorsi bibliografici, dimostrazioni, ricerche sul campo, fantasticherie, desideri, stranezze. Se da un lato essa è un affascinante percorso esperienziale da vivere e costruire in ogni momento, dall’altro fonda i propri passi anche su ragionamenti. Quando scrivevo che «la fantasiologia è uno sguardo, non una regola»,[14]intendevo dire che non c’è un rigido metodo (cioè solo ragionamento) che prescrive il nostro comportamento ma c’è una nostra espressione che dipende proprio da come siamo fatti, dalle cose che conosciamo, dai nostri dubbi e curiosità. Il nostro sguardo non è un modello da replicare freddamente ma un’ispirazione, da condividere con gli altri. E l’ispirazione non è mai priva di regole. Ci sono però regole che s’impongono e regole da cui prendere stimoli. La fantasiologia appartiene a quest’ultima categoria. «La fantasiologia procede aggiornandosi continuamente: non ci sono regole definitive ma definite di volta in volta. Si inoltra nell'ordinario, nell'inverosimile, nell’ignoto, nelle diverse forme del sapere. Equilibrandosi instancabilmente.»[15] L’equilibrio tra noi, la Natura e la società in cui viviamo.  

Dal design alla letteratura, dall’invenzione del tappo di bottiglia alla poesia, dalla musica al colore verde dei semafori, dalla zebra al pomodoro, dalla matematica al viaggio al centro della Terra, dalla linguistica al Paese delle Meraviglie, dal silenzio all’homunculus, la fantasiologia è interessata a tutto perché fantasia, immaginazione, creatività sono imprescindibili dall’essere umano (anche se poi molte persone sono convinte che esse appartengano solo al momento della lieta spensieratezza, all’età fanciullina, alla sana evasione dal reale e non anche alle cose importanti, serie, potremmo dire). 

In chi la pratica, la fantasiologia stimola la curiosità e, soprattutto, solletica il dubbio.[16] È il dubbio (quello di cui parlavano Socrate e Dante, Agostino e Kant per esempio), più della curiosità, a mettere in discussione le cose che si credono definite e a rivelare di quelle stesse cose le (altre) potenzialità, per alcuni futili e per altri utili.

Oggi credo che il dubbio sia una condizione mentale poco praticata a causa della sbandata sensazione che abbiamo di poterci informare su tutto. Velocemente. Senza verificare l’attendibilità, con le dovute ricerche, prove e comparazioni, delle informazioni che ci fanno apprendere della Natura, delle cose del mondo e di noi stessi. Diciamo e condividiamo, senza percepire il minimo dubbio, che il povero Pinocchio è stato inghiottito dalla balena, che la parola casa non può diventare anche un gelato,[17] che gli antichi credevano che la Terra fosse piatta. 

La fantasiologia invita all’esperienza e, insieme, al ragionamento.  

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in polacco

Fantazjologia: narzędziem do nauki fantazji, wyobraźni, kreatywności.

/tym neologizmem w tłumaczeniu  na jezyk polski będziemy się posiłkować wymiennie z fantastką /*

“Czym się Pan zajmuje?” ,,Fantazjologią”. Na tę moją odpowiedź, rozmówcy, zwykle reagują w następujący sposób: a) “Fantazjologią? Nigdy nie słyszałem. Co to jest? “; b) “Ach, pięknie, fantazja jest kluczową sprawą.”; c) “Praca z dziećmi to wielki przywilej”; d) “Ale czy to ma coś wspólnego ze scjentologią?”; e) “Interesujące”.

Ta ostatnia reakcja jest tą, która mnie martwi – mówię to z własnego doświadczenia, ale nie chcę generalizować, gdy to słyszę, czuję kompletną obojętność ze strony rozmówcy, który zagaduje podczas przerwy kawowej na konferencji tylko dla kurtuazji. W jego zainteresowaniu nie ma zaproszenia do naukowej dyskusji (w rzeczywistości nasza już nudna rozmowa wkrótce umiera). Jest formalnym wyrazem okoliczności. Nic innego. Wyświechtane słowo “ciekawe” przypomina mi wtedy film, w którym mówi się, że “ciekawy” nie jest słowem: oznacza pojęciowo zbyt wiele rzeczy, więc w sumie nie znaczy nic.

Reakcja b) ma dobre intencje i uszczęśliwia mnie; Reakcja c) otwiera pogodną rozmowę, w której lubię mówić, że fantazja i wyobraźnia są obszarami psychicznymi do których mają dostęp jedynie dzieci; Reakcja  d) jest daleka od moich pasji. Reakcja pierwsza jest tą, którą najbardziej lubię.  Zaprasza do dzielenia się, do inteligentnego dialogu, najczęściej bardzo pasjonującego, a w najlepszych przypadkach z tych przyjemnych rozmów rodzą się również długotrwałe przyjaźnie i współpraca. Oczywiście, każdy ma prawo do poczucia obojętności w temacie fantazji (i do autora tego artykułu), czasami bywa też odwrotnie.

W tym artykule, a także w następnych, opowiem o moim doświadczeniu z zakresu fanatzjologii.

Wiele osób uważa, że ​​słowo ,,fantazjologia” jest ostatnim wynalazkiem, a niektórzy, zupełnie niewłaściwie, ale w dobrej wierze, z przyczyn o których powiem później, przypisują je właśnie mojej osobie. Słowo fantazjologia jest obecne od 1760 roku. Pojawiło się w Opowieściach literackich Giovanni Lami’ego i znaczenia, które mu przypisywano w tym okresie, w zależności od okoliczności, związane były ze słowami fantazja i wyobraźnia, które zwłaszcza w obszarze filozofii, ujawniały całą swoją złożoność. Dzisiaj, jeśli spróbujecie wpisać hasło we włoskojęzycznej wyszukiwarce Google, naliczycie ponad 1000 wyników, ale z odnośnikami prawie wyłącznie nawiązującymi do mojej działalności naukowej, gier i badań (stąd cytowane wcześniej przypisywanie tego słowa mojej osobie), które kontynuuję w środowisku uniwersyteckim, szkolnym i w towarzyskim. Nie wymyśliłem słowa fantazjologia (ani fantazjolog, ale opowiem o tym w kolejnym artykule), niektórzy ludzie używają go dzisiaj do określania czegoś innego na przykład określonego rodzaju fantastyki literackiej.

Wydaje mi się, że nadałem słowu ,,fantazjologia” (i również “fantazjolog’’) dość duży potencjał (w ostatnich latach pojawiło się ponad 400 artykułów w gazetach internetowych oraz w lokalnej i krajowej prasie), związany z moimi działaniami nawiązującymi do przedmiotu fantazjologii w postaci szkoleń, projektu festiwalu, wystaw, koncertów, wydawnictw i wykładów uniwersyteckich.

Dzięki wytężonej pracy z dorosłymi i z dziećmi, z biegiem czasu udało mi się lepiej poznać fantazjologię (cuda i troski). Teraz myślę, że potrafię ją opisać następująco: “Fantazjologia jest ścieżką – domeną studiów, gier i interdyscyplinarnych badań poświęconych historiom i cechom fantazji i wyobraźni (oraz refleksji twórczej) widzianej w życiu codziennym, w nierzeczywistym lub fantastycznym wymiarze oraz w dyscyplinach humanistycznych, naukowych, ludycznych oraz artystycznych “.

Aktywność osoby zajmującej się fantazją i imaginacją, dobrze odnalazłaby się pod nagłówkiem fantazjologia: phantasia + logia = studium fantazji (i wyobraźni). A dlaczego nie nazwać tego “wyobraźniologią”? Bo to jest coś innego i to Wam pozostawię przyjemność odkrycia tego. Ponadto łacińskie słowo oznaczające imaginację – wyobraźnię narodziło się dopiero po greckim słowie fantazja (ale napiszę o tym innym razem).

Fantazjologia umożliwia spoglądanie dookoła (i do wnętrza nas samych), umożliwia poznanie naszych zdolności (wyobraźni i fantazji) i naszych umiejętności (kreatywności), aby praktykować te ponowne odkrycia w naszym codziennym doświadczeniu i w różnych dyscyplinach, musimy mieć świadomą chęć do spontanicznego rozumowania. Fantazja – wyobraźnia – kreatywność nie mogą być dowolnie pojmowane, jak się błędnie uważa, ale rodzą się i są zbudowane na pewnych zasadach (nawet mówienie “nie ma reguł” jest już regułą).

Fantazjologia podąża ścieżkami bibliograficznymi, prezentacjami, badaniami terenowymi, fantazjami, pragnieniami, osobliwościami. Jeśli z jednej strony jest fascynującą, empiryczną drogą, którą należy przeżywać i budować w każdej chwili, z drugiej także opiera się na rozumowaniu. Kiedy napisałem, że “fantazjologia jest spojrzeniem, a nie regułą”, miałem na myśli, że nie istnieje sztywna metoda (to znaczy tylko rozumowanie), które określa nasze zachowanie, ale jest też naszą własną ekspresją, która zależy dokładnie od tego, jak jesteśmy stworzeni, z doświadczenia, z rzeczy które znamy, z naszych wątpliwości i ciekawości. Nasz wzrok nie jest modelem, który można chłodno zreplikować, ale jest inspiracją do dzielenia się z innymi, a inspiracja nigdy nie jest bez reguł. Są zasady, które nakładają się na siebie i reguły, z których można czerpać bodźce. Fantazjlogia należy do tej drugiej kategorii. «Fantazjologia nieustannie się aktualizuje: nie ma skończonych-definitywnych zasad, ale od czasu do czasu mogą być one definiowalne. Przekazuje się ją w kwestiach pospolitych i niezwykłych, całkowicie nieznanych i na różnych polach wiedzy. Nieskończone balansowanie. Równowaga między nami, naturą i społeczeństwem, w którym żyjemy.

Od projektowania po literaturę, od wynalezienia kapsla po poezję, od muzyki po zielony kolor świateł drogowych, od zebry po pomidor, od matematyki po podróże do jądra Ziemi, od językoznawstwa do Krainy Cudów, od ciszy po średniowiecznego homunculusa. Fantazjologia interesuje się wszystkim, ponieważ wyobraźnia, fantastyka, kreatywność są niezbędne dla człowieka (nawet jeśli wiele osób jest przekonanych, że terminy te odnoszą się tylko do szczęśliwych beztroskich czasów, przypisane do młodzieńczego wieku, do  ucieczki od rzeczywistości, a nie do rzeczy ważnych czy istotnych).

U tych, którzy ją praktykują, fantazjologia pobudza przede wszystkim ciekawość i wzbudza wątpliwości.  To właśnie wątpliwość (o której mówili np.: Sokrates, Dante Alighieri, Augustyn i Kant), bardziej niż ciekawość, poddawały dyskusji rzeczy, które uważano za zdefiniowane i ujawniały ich nowy potencjał, przez niektórych traktowany jako błahy, przez innych zaś jako użyteczny. Dzisiaj uważam, że wątpliwość jest słabo wyćwiczonym stanem umysłu z powodu przeświadczenia, ze mamy możliwiość zdobywania informacji  o wszystkim i to praktycznie natychmiast. Bez sprawdzania wiarygodności, potwierdzania stosownymi badaniami, testami i porównaniami informacji, które pozwalają nam poznać naturę, świat i nas samych. Mówimy i dzielimy się spostrzeżeniami, nie odczuwając najmniejszych wątpliwości czy krytycyzmu do przytaczanych stweirdzeń: “biedny Pinokio został połknięty przez wieloryba, czy że w starożytności wierzono powszechnie, że Ziemia jest płaska”.

Fantazjologia zachęca do doświadczenia i racjonalnego pojmowania świata.


Traduttore Aleksander Niedzelski

 



[1] Dal film di Matt Ross Captain fantastic, 2016

[2] https://books.google.it/books?hl=it&id=QeJaAAAAcAAJ&dq=fantasiologia&q=fantasiologia#v=snippet&q=fantasiologia&f=false

[3] Anche su Google.com oltre 1000 sono i risultati corrispondenti all’inglese “fantasiology” ma a parte qualche raro caso di vicinanza con il significato della parola dato in questo articolo, la voce è descritta in termini alquanto vaghi e poco attinenti al nostro tema

[4] Lo scrittore Maurizio De Giovanni in “La Stampa”, 21/05/2017 http://www.lastampa.it/2017/05/21/cronaca/vedi-napoli-e-poi-scrivi-la-citt-e-i-mille-modi-con-cui-gli-scrittori-la-raccontano-DHVCYGOXK1NNMGNTcXjt6I/pagina.html  

[5] Enciclopedia Treccani Online http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/parole/Neologismi_lettori_9.html 

[6] Su www.fantasiologo.com è presente una selezione della Rassegna stampa dal 2006 a oggi https://www.fantasiologo.com/Massimo%20Gerardo%20Carrese%20-%20rassegna%20stampa.html

[7] Come APC Aziende per la Cultura, un tour formativo in diverse città italiane sui temi della fantasiologia

[8] Festival Fantasiologico, 18 e 19 novembre 2017 a Caiazzo, Caserta (anteprima luglio 2017 a Telese Terme BN), con ospiti di rilievo nazionale e internazionale

[9] Segnalo la recente mostra fotografica di Elisa Regna Del tuo stesso apparire, allestita con un mio gioco fantasiologico che invita il visitatore a guardare le fotografie esposte e a chiudere gli occhi – secondo un preciso allestimento con luci/riflessi/postazioni, parte integrante del gioco - per osservare nella propria mente le forme che vi appaiono. Si veda l’etimologia della parola greca Φαντασία e questo video https://www.youtube.com/watch?v=H6n0siE6RlQ

[10] Le improvvisazioni dei Bi-Bon-Wazzocks (Lino Barbiero e Massimo Gerardo Carrese) o soliste (MGC), irripetibili performance che permettono di  esplorare, facendo musica, straordinarie dimensioni. Keri Smith in Piccolo manuale dei grandi sbagli (ed. 2017 Corraini Edizioni, “introduzione”) riporta una nota del musicista Derek Bailey sull’improvvisazione: «Molti improvvisatori trovano fruttuosa l’improvvisazione, io credo, a causa delle sue possibilità. Cose che magari potrebbero accadere ma che poi in realtà non accadono. Una di tali cose è che si è ‘tratti fuori da sé’. Cioè, accade qualcosa che disorienta in misura tale che, per un secondo o due, le reazioni delle persone non sono le stesse che sarebbero in condizioni normali. Si può fare qualcosa di cui non si pensava di essere capaci.» In altro contesto, ma per me vicino alla musica, Italo Calvino in Se una notte d’inverno un viaggiatore (ed. 2002 Oscar Mondadori, pag. 182) scriveva «ogni esperienza è irripetibile.»

[11] Tra le mie pubblicazioni recenti segnalo Fantasiare e immaginare. Sguardi fantasiologici sul Taburno, Ngurzu Edizioni 2017, dedicato alle due facoltà della mente viste con i bambini dell’Istituto Comprensivo “Padre Isaia Columbro” di Foglianise (Benevento)

[12] Da qualche anno, all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, il Dipartimento di Medicina Veterinaria e di Produzioni Animali ospita un ciclo di lezioni di fantasiologia nell’ambito del Master in Zooantropologia esperienziale: binomio uomo/animale per il lavoro di Pet Therapy e Attività assistite con animali

[13] Tutti noi ci occupiamo quotidianamente di fantasia, di immaginazione, di creatività ma qui intendo coloro che ne finalizzano professionalmente le ricerche ai fini di una divulgazione letteraria, scientifica, artistica, ludica: tra i tanti penso a Bruno Munari, Gianni Rodari, Melanie Klein, Marcello Argilli, Caresse Crosby, Adam Zeman, Simone Adolphine Weil, Edmund Husserl, Jean Piaget, Tina Modotti, Nguyen Chi Trung

[14] Inseguire chimere, Ngurzu Edizioni 2014

[15] ibidem

[16] In quest’intervista, al paragrafo “Performance interattiva”, spiego che cos’è per me il dubbio https://www.fantasiologo.com/massimo%20gerardo%20carrese%20-%20fantasia%20e%20immaginazione%20-fantasiologia.html

[17] https://soundcloud.com/ngurzu-edizioni/la-mia-casa-e-anche-un-gelato-fantasiologo-massimo-gerardo-carrese





FILMATI

(consigliamo ascolto in cuffia)

La fantasiologia

(riprese del 2016)

filmato 1

filmato 2

filmato 3

filmato 4



libri

(segnaliamo due saggi, tra le varie pubblicazioni)

Fantasiare e immaginare. Sguardi fantasiologici sul Taburno (2017)

Inseguire Chimere (2014)



F di Fantasia

in "Alfabetiere n. 2", Rapporto Confidenziale, 2017
qui per sentire l'audio


Le parole riportate sono scritte secondo le regole del tautogramma, antico gioco ludolinguistico che prevede l’uso della stessa iniziale per tutte le parole. La maggior parte delle voci indicate traccia le caratteristiche attribuite alla fantasia che, secondo il periodo storico, era intesa ora come originale facoltà generatrice o imitatrice, ora come pericolosa e dannata o indiscussa ispiratrice. Ineffabile e formale, sfuggente e classificabile, complementare dell’immaginazione e suggeritrice della creatività, da prima di Aristotele a dopo Bruno Munari, la fantasia è uno, bino, trino e tanto altro (e questo, insieme, è meraviglioso e spaesante).

Da fantasiologo ho giocato solo con alcune qualità e attribuzioni storiche – miste e confuse a mie libertà interpretative – che rilevano i valori positivi e negativi della fantasia.




Fantasia → Famosa. Fumosa. Fiera. Fiammante. Fraintendibile. Faro formidabile. Fondo fattualità. Fiorenti fantasmagorie. Fondamentalmente, faccio: faccio felici famiglie, faccio far fama (faticosamente / frettolosamente), financo fortune (fatturate? Forse). Faccio fotocopie; faccio fetecchie. Formo firmamenti, frappongo frombolieri, faccio feticci.
Fisiologica facoltà formativa. Fenomenica. Figurativamente “fervido feromone”. Foggio freschezze, floride fantasiologie. Fornisco forze fra futilità. Facilito fantasiosi, fantapolitici, futurologi. Fiuto furbetti. Fletto flemmatici. Fendo finità.
Fotografa, fisicista, farmacista, fisiognomica, financo filosofa.
Fedele, fastosa, festosa, feconda, falsaria, formale, fuggevole, furiosa…finito? Figuriamoci!!!
Fortifico falliti, frustrati, frustati, foruncolosi. Favorisco factotum, fustigo fannulloni, frantumo famigerati farabutti. Fomento febbricitanti, fobici, frignoni, feroci fanatici, finanche fedeli. Fascicolo, frammischio. Folgoro folli, fusi. Ferisco fisicamente, financo fatalmente (“faccio fuori”, fruendo frecce, fucili…). Frugo fierezze, fragilità. Frequento fornicatori, fricchettoni, fashionisti, fumatori, freudiani, funerali.
Forse figuro fra femme fatale, forse finisco finanche fra frivoli fatti fallocentrici. Frango fatalità, flagello famelici, frastorno frettolosi, fraternizzo. Fronteggio fraudolenti. Fiancheggio femministe, fumettisti, fautori, futuristi. Finanzio film, favoreggio fingerfood, fritture, fermentazioni…. Formo (furtivamente?) fascisti, filocomunisti.
Fluisco fra flora, fauna, fanghiglia, fecciume, fossili. Fingo formando fasmate, fantasticherie, fantasiose falsità, fantasmi. Farnetico formidabilmente. Formandoli, funziono fra: foni, frasi, forme, figure, facce. Fabbrico Ferrari, fòrmiche (fraintendi forse formiche?), fornelli, fustelle, flashback, fenciclidina. Farfuglio fra fittizie favelle: Farfallina, Fasilfon, Frendo…fer fare fegli fesempi.
Fintantoché free, fuggo frigidità. Fuorvio fessi, fuoriclasse. Faccio falcate fra Ferentino, Filadelfia, Fiji, Fornacis, Flatlandia, Fantásia.
Fidati, finalmente, finora faccio faville fra fanciulli formando fatti, faccende, favole, fiabe, fànfole, fantasticazioni, financo fra filologi, ferrotranvieri, fiorettisti, fabbri, facebookiani, fattori, fuochisti, folcloristi, florovivaisti, fachiri, fiscalisti, fattucchieri, flautisti, finanzieri, fontanieri, fisioterapisti, fotomodelli, fornai… (…fiuuu…).
Finalità? Frammiste: felicità, fortuna, follia, fierezza, fugacità, fermezza, fanatismo, frenesia, forza, furia, ferocia, floridezza.

Firmato, fantasiologo.





"Che cos'è la fantasia?"
(articolo pubblicato sulla rivista "Soci@lmente", n.5, marzo 2012, pag. 7-8)
pubblicato anche sul sito della Società Dante Alighieri Polonia, "Imparare la lingua giocando", giugno 2012






La fantasiologia è uno sguardo, non una regola

Fantasiologia vuol dire stare insieme e parlare di fantasia e di immaginazione. Parlare insieme, perché io non faccio monologhi. Ci sono incontri dove si va per ascoltare e per imparare. Ai miei incontri si viene per parlare, anche solo tra di voi, per guardarsi negli occhi, per imparare e per disimparare, per essere in accordo e in disaccordo. Si viene per fare esperienza in prima persona sui temi dell'immaginazione e della fantasia. C'è chi riserva pregiudizi sulla fantasiologia senza aver mai partecipato a un incontro o approfondito i miei studi e ricerche. A loro, soprattutto, rivolgo il mio invito.

Gli incontri di fantasiologia sono educativi nel senso etimologico del termine. Educare vuol dire "condurre fuori".  Ecco perché è importante essere in pochi: per poterci ascoltare con attenzione, immaginare insieme, scoprire le possibilità della fantasia, fantasticare. Essere in pochi non vuol dire essere sempre gli stessi.

In passato, ho percorso centinaia di chilometri per fare incontri con tre persone, me compreso, e sono stati i più difficili. I migliori, credo.

La fantasiologia non è una scienza ma un percorso di studio e di ricerca che si occupa di immaginazione e di fantasia nel vivere quotidiano e nelle discipline umanistiche, scientifiche, ludiche e artistiche. Perciò agli incontri di fantasiologia si parla di tutto perché si parla di esperienze.

La fantasiologia procede aggiornandosi continuamente: non ci sono regole definitive ma definite di volta in volta. Si inoltra nell'ordinario, nell'inverosimile, nell’ignoto, nelle diverse forme del sapere. Equilibrandosi instancabilmente.

 

Massimo Gerardo Carrese

novembre 2014

[manifesto per aderire al tour culturale sulla fantasiologia 2014 - 2015 - IV edizione nazionale]





fantasia e immaginazione

di Massimo Gerardo Carrese
(pubblicata su "Il Bicicletterario", anno 2016)
per approfondire il tema si rimanda alla collana "I Saggi" di Ngurzu Edizioni


Fantasiologia: che cos’è?

Un percorso interdisciplinare interessato alle storie e caratteristiche della fantasia e dell’immaginazione nel vivere quotidiano, nella dimensione irreale e nelle discipline umanistiche, scientifiche, ludiche e artistiche. Si rivolge a tutti: curiosi, docenti, studenti, bambini, giovani, anziani. Per quanto insolito possa sembrare, la fantasia, l’immaginazione, la creatività si studiano, e da tempo: a esse si sono dedicati Platone, Aristotele, Dante, Antonio Ludovico Muratori e, più recentemente, Edmund Husserl, Bruno Munari, Italo Calvino, Gianni Rodari, per citare alcuni nomi. Filosofi, artisti e letterati ma anche psicologi, scienziati…e non solo uomini: in passato erano principalmente loro ad accedere agli studi ma la fantasiologia è anche donna e non solo un genere femminile nella forma grammaticale. Ai tempi, senza tuttavia escludere casi contemporanei, si credeva che fossero soprattutto gli uomini a possedere le qualità associate ora all’immaginazione ora alla fantasia. Le donne, spesso tra pregiudizi e ostacoli, hanno svolto e svolgono un ruolo decisivo nella storia dell’umanità, in vari ambiti e discipline e molti sarebbero i nomi da citare: Elefantide, Nadia Campana, Rosalind Franklin, Nina Simone, Elena Cattaneo, Tina Modotti, Melanie Klein, per esempio. Gli studi, giochi e ricerche condotti dalle donne, al pari di quelli degli uomini, contribuiscono a sviluppare l’inimmaginabilità, intesa soprattutto come la straordinarietà di un evento possibile. Il doverlo ricordare, ancora, oltre a raccontarci qualcosa sull’uguaglianza dei generi ci rivela aspetti del nostro immaginario collettivo. La fantasiologia si occupa anche di questioni sociali, del modo in cui le opinioni precostituite si scontrano con l’esperienza e la conoscenza diretta. Non è una disciplina nel senso tradizionale del termine piuttosto un modo di esplorare le due facoltà: fantasia e immaginazione (la creatività è per me un’abilità ma tralascio di approfondirla in questa intervista). Per quanto mi riguarda, cerco di procedere nell’esplorazione con dimostrazioni pratiche, esercizi, riflessioni, riferimenti bibliografici, analisi e organizzazione dati provenienti da ricerche sul campo, allo scopo di dare un riscontro alle mie idee e a quelle degli altri. Non disdegno gli aspetti legati al vissuto, cioè a esperienze non sempre traducibili in dati ma preferisco discutere soprattutto con evidenze alla mano e con esempi pratici per capire come agiscono la fantasia e l’immaginazione e in quali modi condizionano l’individuo e la collettività. Tra i tanti ambiti che la fantasiologia coinvolge, mi piace approfondire i temi della fantasia e dell'immaginazione legati alla Linguistica (studio del Linguaggio e della Lingua umana) e ai Giochi di parole (importanza scientifica e ricreativa del Gioco; possibilità ludiche, percettive e potenziali della Parola).


Qual è la differenza per te tra ‘fantasia’ e ‘immaginazione’?

È difficile spiegarlo in breve e solo a parole perché la fantasia e l’immaginazione si praticano, soprattutto. A grandi linee. L’immaginazione è la facoltà dell’azione, essa mette in movimento (in azione) le immagini che conserviamo nella nostra memoria e tali movimenti attivano relazioni vicine o lontane dallo stimolo di partenza. Relazioni logiche o bizzarre, dipende dal nostro progetto o grado di spensieratezza. L’immaginazione si accende da un’immagine, anche mentale cioè non proveniente necessariamente da uno stimolo esterno immediato. Così, un’immagine (che cosa sia un’immagine ancora oggi non è chiaro) entra in contatto con altre immagini che si collegano ad altre immagini e così via: l’azione, e la durata dell’azione, sono determinate dalla nostra curiosità, conoscenza e cultura di appartenenza. [N.B. l'autore, data la finalità dialogica dell'intervista, non fa una distinzione netta tra associazione e immaginazione che, invece, si trova qui e qui]. Ogni immagine è percepita dall’individuo in modo diverso: si vede con il cervello, non con gli occhi. La fantasia, invece, anziché muoversi per azione tra le immagini cerca dentro l’immagine, guarda nell’immagine, e lo fa per trovare in essa una possibilità, un’ipotesi, un potenziale. La fantasia è la facoltà del possibile, nel senso di intuizione (in-dentro e tuèri-guardare): le immagini (ogni singola immagine) della mente sono aperte per guardarci dentro, per ri-cercare al loro interno il potenziale. Quello che troviamo (si trova sempre qualcosa!) dipende solo da noi. Le immagini possono essere aperte in modo logico o illogico e, come per l’immaginazione, si correlano in base al nostro vissuto, conoscenza, cultura, finalità. Le immagini, in azione e quelle possibili, sono necessarie e inevitabili tanto per un progetto sociale quanto per una fantasticheria individuale. La fantasia guarda dentro, in profondità, il che non vuol dire complessità e originalità. L’immaginazione guarda fuori, in superficie, il che non vuol dire superficialità o riproduzione. In generale, l’immaginazione gioca con le immagini; la fantasia gioca nell’immagine. Da un altro punto di vista: l’immaginazione è attratta dal significato cioè dal concetto che veste un segno; la fantasia dal significante cioè dalla forma che denota un concetto. L’immaginazione e la fantasia non sono per me facoltà distinte (né sinonimi) ma complementari: entrambe giocano con l’immagine ma lo sguardo che rivolgono all’immagine è diverso. Azione e possibilità avvengono in veloce successione e non sempre è possibile identificarle in sequenza: mentre guardo in un’immagine faccio anche un’azione, e viceversa. Una creazione è sempre un risultato d’insieme, fatto di azione e possibilità. È difficile dire se avvenga prima l’azione o la possibilità: da una ricerca sul campo condotta qualche tempo fa verificai che l’immaginazione, per come sin qui intesa, è la facoltà che viviamo con maggiore spontaneità ed è quella che pratichiamo per prima perché lo stimolo-immagine si lega con rapidità alla nostra esperienza-memoria. Invece, sentiamo come più complessa la ricerca della possibilità perché ci apre a strade a noi sconosciute o poco esplorate.


Perché secondo te è importante studiare la fantasia e l’immaginazione?

Perché conoscerle e praticarle ci riporta a noi, a come siamo, alle nostre azioni e possibilità. Rispetto al passato, oggi abbiamo della fantasia e dell’immaginazione una conoscenza più approfondita da un punto di vista tecnico grazie al ricorso a vari tipi di strumentazioni, come la risonanza magnetica, e a specifici esperimenti e ricerche sul campo. Ciononostante, qualcosa continua a sfuggirci, il che è un bene perché ci stimola a fare meglio e a cercare di più ma spesso facciamo dell’approssimazione la regola. Fantasia e immaginazione sono più complesse di come impiegate nel linguaggio comune: frequentemente usate come sinonimi, nonostante le storie etimologiche e sociali delle due parole; descritte come qualità esclusive dei bambini; molte volte indicate solo come attività ricreative, di svago e di evasione dal circostante. Eppure c’è dell’altro, tanto altro e per intuirlo vi invito ad aprire un dizionario di filosofia alle voci “fantasia” e “immaginazione” per scoprirne aspetti sconosciuti o provate a chiedere alle persone: «Che cosa pensate della fantasia e che cosa dell’immaginazione? Per voi sono sinonimi?». La gran parte vi risponderà che i due termini racchiudono concetti diversi e proporranno motivazioni varie ma la cosa importante è che sono le stesse persone che fino a poco prima usavano le due parole come sinonimi e senza badare troppo al significato e al senso (e sono loro stessi a raccontarvelo!). Quando siamo chiamati a pensare alla differenza tra fantasia e immaginazione, anche con esempi, emergono sfumature, complessità di sensi e di significati che ci mettono dinanzi all’evidenza di quanto siamo approssimativi nel nostro vivere quotidiano. Questo è un aspetto che dimostro con esempi pratici durante i miei incontri ma il discorso vale per molti altri punti della nostra vita, non solo per quelli linguistici. Se poi l’approssimazione ci soddisfa ed è sufficiente al nostro benessere giornaliero e sapere, questo è un altro discorso. Nell’uso quotidiano, descriviamo la fantasia e l’immaginazione vicine a un mondo astratto, le valutiamo con vaghezza attribuendo a esse qualità utili solo a evadere dalla realtà circostante (ma che cos’è la realtà?), per allontanarci da ogni forma di concretezza, e raramente guardiamo a esse come a facoltà della mente che formano e condizionano ogni singolo aspetto del nostro modo di pensare, di sentire, di vivere, di concepire e costruire (o distruggere!) il mondo in cui viviamo. Tutti abbiamo fantasia, immaginazione, creatività. In forme diverse ma le diversità sono da intendersi come unicità: siamo diversi perché unici. Noi decidiamo come giocare con l’immagine, su che cosa concentrarci, se giocare più con l’azione e meno con il possibile, se fare solo poche relazioni o addentrarci a lungo in una o più immagini. Immaginazione e fantasia: l’una non esiste senza l’altra. Entrambe alimentano la conoscenza e la curiosità, ci permettono di creare cose nuove o di ri-creare percorsi già noti. A tal proposito: il nostro atteggiamento è spesso accomodante (parassitario, in molti casi) ed è molto più semplice ricevere/usare le azioni e le possibilità che arrivano dagli altri anziché ricercare il nostro sguardo e metterci in gioco. Fantasia, immaginazione, creatività ci dicono chi siamo e come siamo: compongono il mondo in cui viviamo, quello concreto e quello astratto, quello pubblico e quello privato. Dell’immaginazione e della fantasia, ne studio e ricerco le storie e le caratteristiche e ne divulgo gli aspetti in performance interattive a scuola, università e a tutti i livelli sociali.


Performance interattive?

Sì, le persone che partecipano ai miei incontri non ascoltano monologhi ma intervengono attivamente ai temi che espongo e che di volta in volta nascono dalla discussione, che spesso dura anche diverse ore. È durante l’interazione che accolgo e propongo esercizi, riflessioni, critiche, riferimenti bibliografici, dimostrazioni pratiche - che coinvolgono anche il corpo -, dati provenienti da ricerche su fantasia e immaginazione. È con l’interazione che si rafforzano la curiosità e la conoscenza. Agli incontri fantasiologici ci si confronta insieme. Performance vuol dire realizzazione di un evento che implica una forma di imprevedibilità, data dalla reazione delle persone e dal fatto che seguo un canovaccio. Non so mai bene quali sembianze assumerà l’incontro, che dipende in tutto dai partecipanti - e tra i partecipanti ci sono anch’io. Interattivo vuol dire stimolare al massimo con attività il coinvolgimento di chi partecipa alla performance. Qual è il mio scopo? Alimentare il dubbio, nel senso del verso dantesco «non men che saver, dubbiar m’aggrata» (Inferno XI, 93). M’impegno molto affinché le persone tornino a casa e sui luoghi di lavoro con più dubbi possibili perché il dubbio è sempre positivo: implica domande, incoraggia discussioni, tende a ricercare risposte, le quali aprono a nuovi dubbi. Il dubbio è per me una certezza: fonte primaria della curiosità, privilegio della conoscenza. Il dubbio di cui parlo è quello che nasce da un’analisi dati, che viene fuori da dimostrazioni pratiche, da esercizi, riflessioni, silenzi.





Qual è il ruolo del fantasiologo?

Io non insegno “fantasia e immaginazione”, né insegno come diventare creativi. Io educo alla fantasia, all’immaginazione, alla creatività. Nel senso etimologico di educare: conduco fuori quello che è già dentro in ognuno, non con una regola (metodo) data una volta per tutte ma con uno sguardo che si riflette con il luogo in cui siamo, con chi siamo in un dato momento, con il nostro progetto di vita o di lavoro…attraverso il gioco viene fuori quello che siamo. Da fantasiologo, provo a far sguardare le persone, con attenzione e interesse, con tutti i sensi e in tutti i sensi. Sguardare è parola rafforzata, forma poetica antica per guardare.


E la bici? Quanto è fantasiologica per te?

Negli ultimi tempi riesco ad andare poco in bicicletta ma per me resta un mezzo fantasiologico davvero speciale perché penso in un altro modo quando sono in sella. In bici ho un coinvolgimento sensoriale esclusivo con me stesso.


Un esempio di azione e possibilità con la bicicletta?

Mi viene da pensare a un esempio di tipo linguistico-visivo, certamente non l’unico praticabile. In questo caso, il mio approccio è di tipo linguistico e penso alla parola “bicicletta” che si lega in me a immagini (azioni) precise e sensate perché vedo la mia bicicletta… poi la persona incontrata tempo fa durante l’ultima pedalata… poi a quando forai, a quella volta che pioveva… a quando m’inseguiva un cane…. La mia immaginazione passa da un’immagine all’altra, in maniera logica, una logica soggettiva. La mia immaginazione con la parola “bicicletta”, in questo momento, non mi stupisce perché si compone di azioni che definirei normali - ho cercato di appuntare le immagini per come accadevano nella mia mente. A rileggerle non trovo nulla di straordinario ma se avessi continuato, forse sarei arrivato a qualche relazione bizzarra e stimolante. Vediamo che cosa accade con la fantasia. Resto nella dimensione linguistica e mi chiedo che cosa mi fa venire in mente la parola “bicicletta” non come significato ma come significante (questa non è l’unica via per sondare il possibile!), osservo dunque le lettere di cui si compone la parola. Inizio a disegnare, faccio vari tentativi di ricerca figurativa usando solo le lettere di “bicicletta”. Dopo varie prove…ecco, posso affermare che per me la “bicicletta” è tutte le cose dette prima ma anche una persona con un ciuffo alla Elvis Presley che saluta da dietro la finestra. Per quanto appena dichiarato, penso alle vostre reazioni e mi appunto le seguenti opzioni: a) mi credete sulla parola b) mi guardate con sospetto quando dico che per me la “bicicletta” è una persona con un ciuffo alla Elvis che saluta da dietro la finestra, non scherzo! c) mi guardate con sospetto quando dico che per me la parola “bicicletta” è anche una persona con un ciuffo alla Elvis che saluta da dietro la finestra, non scherzo! d) mi credete con riserva, cioè almeno fino a quando non vi dimostro quanto detto, una dimostrazione soddisfacente per entrambe le parti. I punti c) e d) sono quelli che preferisco. Anche e dimostrazione sono le parole chiave del mio lavoro. Nell’esempio ho ideato una dimostrazione visiva che al momento è soddisfacente solo per me perché non posso confrontarmi con un’altra persona ma unicamente con quanto realizzato. Il disegno creato è un gioco fantasiologico che chiamo “ortinto segno”. Quello in figura è il tipo alla Elvis, fatto di sole lettere della parola “bicicletta”. Questa immagine è il mio potenziale (non l’unico!) che risiede nella parola “bicicletta”. Sulle quattro opzioni prima indicate ci sarebbero molte cose da dire perché in esse rientrano temi come il senso comune, la creatività, la follia, l’immaginario collettivo, la cultura di appartenenza, il pregiudizio. N.B. Un altro esempio linguistico-visivo di fantasia è anche disegnare con le lettere della parola “bicicletta” proprio una bicicletta ma questo è un esercizio fantasiologico che lascio a voi.


Quale motivazione ti ha spinto ad accettare l’incarico di giurato per Il Bicicletterario 2016?

La curiosità di leggere la vita delle persone in relazione alla bicicletta.

Sappiamo della tua passione per gli anagrammi (in ambito enigmistico il tuo pseudonimo è Algernon). Ci regali un anagramma sulla bici per salutare i partecipanti e lettori?

Vi rivolgo una domanda, in forma d’anagramma: «MA VOI DE IL BICICLETTERARIO = …VEDIAMO… ABOLIRETE TRICICLI?»   



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