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  P O E S I A



adesso, che siamo distanti, da tempo, almeno un po’
ma non distinti, per il momento, credo,
che è come dire che anche un giorno o due è già tanto tempo
e che il tempo amplifica gli istanti e anche gli incanti, nevvero
che per me la distanza è un prefisso,
scrivevo in un appunto del 93,
e una sporgenza dell’istinto

che qui volevo dirti che non so cosa dirti
come sul 56 quando mi raccontavi dei reperti
e dei riti e dei ritmi ai concerti
ma vorrei dirti, adesso sì, rammento,
che oggi ho visto la luna piena in pieno giorno,
un giorno vuoto senza di te
per me
non sei una mancanza ma una differenza

e che poi penso a quando in libreria,
tra scaffali frattali, abbiamo letto insieme una poesia e quel verso,
che faceva “ora che mi hai, lasciami” e che era vento nel nostro cuore,
e che poi ce lo siamo ripetuti ad alta voce, anche un altro verso,
e che tu mi hai accarezzato il volto e mi hai sradicato dal cielo con un tuo sussurro,
che emozionarsi per la poesia è come quella spina di rosa sui vestiti che non ti lascia andare via,
adesso non riesco a dirlo meglio e che la rima poesia e via è solo un caso,
ma volevo anche ricordarti che il caso non esiste e che sussurro è una parola che mi fa svenire e divenire
e anche ringiovanire, all’occorrenza
e, colgo l’occasione, per rivelarti  
che di te ho desiderio di toccare le labbra,
che non ho mai baciato, finora,
sono grave, lo so
e lo immaginavo anche in città
quando quello ti parlava dell’argento vivo
e io guardavo la mia pelle astratta
tra le tue mani
[Massimo Gerardo Carrese, inedita]



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e siamo stati nelle cisterne e nelle taverne
e nelle grotte benfatte e sulle chiatte disfatte
e nell’eterna saliva materna e paterna 
e nei chioschi e nei boschi
 
e siamo stati nelle acque del mare giullare e nell’infinito di un dito
e guadato fiumi senza più trame e bevuto da un lago
e per te ho provato giacche e cravatte e tu per me gonne
e minigonne ma poi ci siamo piaciuti come miti eremiti, nudi
 
e siamo usciti da chiese pretese e da case meduse
e mangiato e cucinato riso e coltivato una rosa
e dipinto mimose e altre cose
e siamo andati dal neurologo e dal ginecologo
e dal sismologo e dal meccanico
e poi dal postino per quella ciliegia dalla Norvegia
e da tuo padre per quella bugia
e dal rugoso sabbiatore e dal villico fiorista
e dal vetraio e dal costruttore e dal gaio birraio
 
e ci siamo vestiti e spogliati, ma più spogliati
e anche più vestiti, e ci siamo lavati i fianchi
e i fiati stanchi e i culi loculi e le ali e le mani  
e poi letto cartoline alpine e celebri libri e storie diarie
e parole varie e scritto poesie e frenesie
e siamo andati in montagna e in campagna
e in pianura e sui berberi alberi
e parlato con giocatori e minatori e miniatori
e annaffiato geometriche pietre e gettato fiori amari
 
e siamo andati in Grecia e in Mongolia
e in Giappone e in Sicilia
e nel deserto in Polonia, che forse più non esiste,
e nel Sahara, che ancora resiste,
e siamo andati da tua nipote, che ricordo a malapena,
e da mio nonno, che ti faceva pena, già da morto
e siamo stati in ozi negozi e a matrimoni strazi e sazi
e dietro, ma anche un po’ dentro, a bare al funerale
e al cinema per una lacrima pagata
 
e ho amato la tua schiena nei venti dell’altalena
e tu le mie pagane mani
e abbiamo spento la luce e fatto colazione
e abbiamo sorriso e disegnato e cancellato
e parlato a silenzi assenzi e a cani e a divani
e abbiamo suonato il boato e giocato al califfato
e poi volato e sprofondato
e pensato agli altri noi e a te e a me
e alle eluse muse, alle cause e tropopause

[Massimo Gerardo Carrese, in Tropopausa]







POESIA LUDORIMICA

le poesie "ludorimiche" sono ludici componimenti poetici in cui la rima è un libero 'colore sonoro'


dalla raccolta
Tropopausa

dalla raccolta
Ludici lucidi bestiari (Ngurzu Edizioni 2014)


San Martino in Pensilis (CB)
poesia ludorimica ideata per la Spasseggiata Fantasiologica 
qui per leggere




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POESIA SONORA


"Concerto di Bacco" - poesia fonosimbolica e onomatopeica

"Vita nella foresta" - poesia fonosimbolica e onomatopeica

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POESIA SEMISENSICA


La poesia semisensica è un componimento anagrammato che predilige risultati di permutazioni dalla sintassi scorretta, incerta, dall'unione insolita di parole. Ogni verso del componimento semisensico è un anagramma di due o al massimo tre parole che richiamano direttamente il tema scelto.
Se l'anagrammista classico tende a trovare da parole o frasi soluzioni sensate e grammaticalmente corrette, il poeta semisensico preferisce soluzioni più lontane da sensi immediati per avvicinarsi, invece, a delle suggestioni, anche sonore, evocate dalle parole anagrammate.
La suggestione non è legata al senso specifico né al nonsenso ma alla fascinazione immaginifica e alla seduzione linguistica: il poeta semisensico ricrea e ricerca con attenzione i versi da scrivere perché vorrebbe offrire all'occhio e all'orecchio del lettore-ascoltatore delle possibilità evocative lasciate solitamente inesplorate dall'anagrammista classico il quale favorisce, per i suoi enigmistici scopi, le permutazioni che conducono a un senso e non all'evocazione del senso.

Una permutazione che porta a una frase sgrammaticata, a una parola scritta ortograficamente male, a un binomio o trinomio insolito evoca, nell'animo del poeta semisensico, sensazioni e immagini, che gli rivelano un qualche coinvolgimento d'animo, una curiosità, una musicalità delle parole che stimola la sua immaginazione e fantasia e che decide di condividere con il lettore-ascoltatore.
 
La parola "semisensica" sembra non esistere nella lingua italiana. Per come qui concepita e intesa dall'autore, essa è principalmente gioco e ritmo e non insegue un senso né un nonsenso ma tende all'evocazione del senso e del nonsenso (ecco perché "semisensica", che per riflesso vuol dire anche "seminonsensica").

Ogni poesia semisensica segue sempre una rigida regola di composizione, liberamente scelta dall'autore.  

La poesia semisensica "Fiume Volturno" si compone di soli anagrammi delle parole "fiume" e "Volturno" (prima regola) e conta 175 parole perché 175 sono i chilometri del fiume Volturno (seconda regola).
 
Il componimento semisensico è stato ideato e letto da Algernon (pseudonimo dell'anagrammista Massimo Gerardo Carrese) in occasione della Mostra sul Volturno, a cura di Luca Sorbo. Bar H, San Giovanni e Paolo (CE), 18 ottobre 2015 


"Fiume Volturno" (video youtube)



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HAIKUGRAMMI

leggi qui


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POESIA ALGORITMICA


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1 luglio 2006 - leggi qui

è seduto su una panchina



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POESIE GIOTTOSE


L'aggettivo "giottosa" (giocosa + dispettosa, coniato da Massimo Gerardo Carrese in Nùgnole Illose, Ngurzu Edizioni, Caiazzo 2006) si riferisce alle poesie dell'autore e in particolar modo alle parole che inventa per i suoi componimenti. 
I vocaboli giottosi giocano con il lettore / ascoltatore colorando la sua mente d'immagini, suoni e fantasticherie e al tempo gli fanno dispetto perché non si lasciano trovare nei dizionari.  
Le poesie dell'autore sono: interamente giottose, formate di soli termini inventati (la comprensione è enigmatica, ma non impossibile), e semi giottose dove le parole coniate convivono con quelle convenzionali. 
I termini immaginati da Carrese non richiamano intenzionalmente vocaboli o espressioni dialettali: l'autore li inventa a partire da un suo gioco fantasiologico ("il colpo d'occhio linguistico"), ma ricorre anche al caso, all'armonia imitativa (onomatopea) e a classici giochi di parole.
Alcune poesie giottose godono di una particolarità fonosimbolica: il lettore / ascoltatore percepisce e indovina il titolo del componimento pur non conoscendolo. Molte in tal senso le ricerche fonosimboliche dell'autore compiute sul campo con bambini, adolescenti, adulti, analfabeti, stranieri e partecipanti agli incontri di Fantasia: si legge o si fa leggere una poesia giottosa e le persone indovinano con precisione o per associazione il titolo dell'opera. 
I suoi componimenti trovano applicazioni pratiche anche in ambito didattico: un esempio di parafrasi fonosimbolica è riportato in basso (tratto da M. G. Carrese, Fantasia della Parola e dell'Immagine, Ngurzu Edizioni, Caiazzo 2006). 
Le sue poesie hanno vinto diversi premi, riconoscimenti e pubblicazioni in antologie.





©2008. Giornata Mondiale UNESCO del Libro, Caserta


 ©PH 2012

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