Il Museo delle Allucinazioni è una app fantasiologica (al momento in lingua inglese) nata a inizio 2026 e costruita per deviare il significato, visivo e descrittivo, non verso l’assurdo, ma verso altri luoghi semantici meno frequentati. Ho progettato l’algoritmo seguendo parametri ispirati a modelli teorici dell’immaginazione, della fantasia e della creatività, insieme a regole nate dai miei giochi fantasiologici sviluppati nel tempo.
Quello che ne risulta è un sistema che non cerca la corrispondenza immediata, ma lo scarto. Uno scarto che è collegamento inatteso capace di aprire il significato visivo e descrittivo e metterlo in relazione con possibilità latenti. L’IA, attraverso cui opera il mio algoritmo, genera sia l’immagine sia la sua descrizione, rivelando queste possibilità: alcune più profonde e nascoste, altre più vicine alla superficie del significato.
Il Museo delle Allucinazioni, dunque, è un laboratorio dello scarto e della trasformazione. Le immagini e le descrizioni generate mi interessano perché anzitutto sono sempre una sorpresa per me e poi perché mostrano come sia possibile costruire connessioni tra elementi lontani. L’input (parola) e il risultato (immagine e descrizione) è solo a un veloce sguardo un errore. L’allucinazione, allora, è la possibilità da indagare con criticità: a uno sguardo superficiale, la parola di partenza e il risultato ottenuto possono apparire incoerenti tra loro. La fantasiologia, nel confronto con l’intelligenza artificiale, studia invece l’attenzione da riservare alle deviazioni, alle combinazioni insolite, ai percorsi che trasformano l’improbabile in occasione di riflessione e conoscenza.
L’allucinazione, ancora, non è un errore da correggere, ma un fenomeno da osservare perché diventa il punto in cui emergono nuove/altre associazioni tra parole, immagini e significati. Il mio museo, le cui opere possono essere catalogate e conservate, raccoglie non “sbagli” dell’intelligenza artificiale, ma tracce di processi generativi e interpretativi che permettono di interrogarci sul rapporto tra previsione e sorpresa, regola e invenzione.
In questa prospettiva, il Museo delle Allucinazioni è un archivio delle possibilità latenti (che genera o che riscopre): un luogo in cui la distanza tra gli elementi viene studiata come spazio creativo.
Seguono alcuni esempi.
Parola da allucinare: “Morning“

“Why this image? Small bits of heat push the dark. The world starts to shake a little. I show this because energy begins to move the air.”
Parola da allucinare: “Hand“

“Why this image? Stars are far. We use small counts to map the sky. I show how little lights find the end of the dark.”
Parola da allucinare: “Belt“

“Why this image? A force pulls parts to a center. They do not fly away. I made this because the pull keeps everything together.”
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