


Il Minimetrò di Perugia conta sette fermate. Venticinque capsule scorrono a intervalli regolari lungo un percorso circolare (c’è una piattaforma girevole!). In questa infrastruttura ho riconosciuto una possibilità che non si limita a trasportare persone, ma può attivare processi di pensiero e di relazione. Ho scelto di utilizzare il Minimetrò in questo senso.
Durante il tragitto, all’interno dei POD (cabine), ho messo in pratica una serie di giochi fantasiologici (linguistici, numerici e visivi) progettati per l’evento Tracciati (13 giugno 2026). Sono giochi che funzionano esclusivamente nel contesto del Minimetrò: dipendono dalla forma del sistema, dalla sua durata, dal ritmo e dalle sue regole. Alla base c’è una ricerca sul Minimetrò (estetica, storia, uso urbano e turistico) e una progettazione fondata sulla distinzione tra immaginazione, fantasia e creatività, come elaboro in Fantasiologia. I giochi stimolano queste tre dimensioni in modo complementare: l’immaginazione risponde alla domanda che forma assumono le informazioni dentro di noi?, la fantasia lavora sul possibile chiedendosi che cos’altro può diventare un’informazione?, mentre la creatività organizza e valuta ciò che immaginazione e fantasia producono, definendone struttura, scopi e modalità d’uso e misurandone l’originalità in un contesto condiviso (approfondisci qui). Da questa articolazione nascono i sette giochi proposti durante Tracciati. Non ho chiesto ai passeggeri di ascoltare un racconto né di fantasticare liberamente senza direzione o di creare in modo aperto e indifferenziato. Li ho invitati, invece, a giocare con attenzione e curiosità in stretta relazione al Minimetrò e all’ambiente circostante.

Nel Minimetrò le parole accompagnavano il viaggio, lo descrivevano e lo riscrivevano. Si disponevano come tappe, si leggevano in più direzioni. Il tragitto fisico e quello linguistico tendevano a intrecciarsi, così come numeri e segni che incontravamo lungo il percorso. Guardavamo fuori dal finestrino, ma anche dentro la cabina e dentro di noi, e questa distinzione, nel frattempo, ha perso rigidità. Fantasia, immaginazione e creatività intervenivano nelle osservazioni e nei giochi attraverso operazioni come sottrazione, rovesciamento, etimologia, moltiplicazione, analogia, differenza, anomalia e accostamento.
Mi interessa il gioco innescato da fantasia, immaginazione e creatività e praticato sul Minimetrò perché rende visibili connessioni che normalmente restano implicite. Questo aspetto è emerso con particolare evidenza e alcuni passeggeri hanno osservato che, abitualmente, durante il viaggio guardano soprattutto uno schermo e raramente il contesto della cabina e l’intorno. Nel tragitto fatto insieme, numeri, lettere e posizioni costruivano sorprendenti corrispondenze. La circolarità del percorso è diventata una griglia di osservazione e di ricerca per sviluppare e praticare i “materiali” in gioco: alberi, case, biglietti, casse automatiche, sedili, ritmi, fermate, voce registrata, mappe, parcheggi, colori, suoni, logo….

I vincoli proposti nei giochi erano numerosi e necessari a rendere possibile l’esperienza, non a limitarla. All’inizio il passeggero esitava, poi trovava un ritmo, si divertiva, sorrideva, giocava in gruppo e cambiava prospettiva. Non evadeva dalla realtà, ma la osservava meglio.
Alla fine, i giochi si sono depositati nelle attese tra una fermata e l’altra, nella disposizione degli sguardi.
Ringrazio la Libreria Mannaggia di Perugia (in particolar modo la libraia Francesca, per essermi stata accanto e per le fotografie), i passeggeri, gli organizzatori e i coordinatori dell’evento.

Una “corsa fantasiologica” sul Minimetrò
