
Per il Festival della Filosofia in Magna Grecia (Basilicata, Campania, Sicilia, aprile–maggio 2026) ho ideato vari percorsi e giochi fantasiologici site specific. In particolare, i giochi fantasiologici aiutano a osservare possibilità dentro le informazioni: attraversarle, deviarle, sostarvi. E poi ritornarvi insieme a studenti e studentesse, per commentarle, smontarle, riattivarle. Per imparare a costruire domande (anche molto tecniche) sulla fantasia, l’immaginazione e la creatività.
In un mio gioco come “Oggi è uno di quei giorni” la data non è soltanto una data: è anche ritmo (musicale), schema, occasione. È soprattutto una forma che può diventare altro, secondo lo sguardo fantasiologico della congiunzione anche: una congiunzione che non aggiunge semplicemente, ma apre direzioni spesso inattese.

Con i partecipanti ai laboratori di fantasiologia abbiamo lavorato con parole, numeri, suoni e immagini. Abbiamo conosciuto giochi classici accanto a quelli fantasiologici: per esempio l’anagramma, il logogrifo, lo spostamento….Abbiamo poi preso dei giochi fantasiologici (numerici, linguistici, artistici), alcuni dei quali nati sul campo, e li abbiamo intrecciati ai temi del festival (Campania: DIKE; Basilicata: UNO; Sicilia: KALLIPOLIS – Amore e Odio).
Un esempio? Prendere la parola “DIKE”, seguirne il flusso di pensiero, scomporla, riscriverla nello spazio di un foglio, nell’aria, nel gioco del fare finta, riscriverla con elementi della natura; con gestualità; suggerirla tramite errori; farla diventare un dado, poi un segno, poi un ritmo musicale….Da tutto questo, dai dialoghi e da tanto altro, si sono aperti passaggi: la scrittura diventa immagine, l’immagine suggerisce una struttura matematica, la struttura matematica un suono, il suono una mappa, la mappa una relazione sociale, la relazione sociale una domanda psicologica, la domanda psicologica una riflessione filosofica. La riflessione filosofica ci aiuta a osservare come funzionano fantasia, immaginazione e creatività.
La fantasiologia si configura così come un laboratorio attivo e dinamico, in cui studentesse e studenti si confrontano, pensano, restano spaesati, sorridono, si sorprendono, si divertono, si confondono, si emozionano.
In Sicilia, per esempio, le questioni fantasiologiche sono state estese anche all’intelligenza artificiale, usata non come risposta ma come interlocutore. Sperimentare la coprogettazione con la macchina è stato un passaggio essenziale dell’attività laboratoriale. È nata così la mia “Utopica”, un’applicazione pensata come dispositivo di confronto: gli studenti hanno costruito insieme a Utopica città possibili (tema del festival siciliano), lavorando con criteri fantasiologici sperimentati durante il laboratorio e legati alle dimensioni tecniche di fantasia, immaginazione e creatività. Gli algoritmi, in questo caso, diventano tracce di pensiero condiviso, ipotesi costruite insieme. Progettare una città significa interrogarsi su regole, relazioni, convivenze. Significa, soprattutto, fare filosofia anche con strumenti dell’informatica e dell’arte.
Un’altra mia applicazione, “Costellazioni”, parte da una informazione personale, come la data di nascita, e la trasforma in figura. Non una figura già conosciuta, non una costellazione riconoscibile, ma una forma altra, appartenente alla città utopica Kallipolis. Qui lo sguardo cambia direzione: dall’orizzontale al verticale. Non osserviamo soltanto ciò che è davanti a noi, ma costruiamo un cielo possibile sopra di noi. In questo passaggio si incontrano certamente matematica (coordinate, distribuzioni), arte (composizione), narrazione (attribuzione di senso) e filosofia (rapporto tra individuo e mondo). Ma anche tanto altro!
Il laboratorio di fantasiologia non insegna solo contenuti, non condivide solo esperienze: prova a costruire relazioni e connessioni. Lavora spesso nel breve tempo a disposizione, ma lo fa con entusiasmo e gioia. E racconta come funzionano la fantasia, l’immaginazione, la creatività, la fantasticheria, la percezione, l’associazione, la realtà. Racconta che un esercizio linguistico può diventare una struttura matematica, una sequenza numerica può suggerire un’immagine, un’immagine può aprire una riflessione filosofica, una riflessione può tradursi in algoritmo. Un algoritmo in musica.
Si torna a casa con una riflessione, tra le tante, mai scontata: il sapere non resta separato, ma si muove e si contamina.
E poi c’è stato anche questo: noi laboratoristi del festival, insieme a tutto lo staff, ci siamo ritrovati a cantare e a ballare uno spensierato frammento musicale nato da una mia suggestione. Un solo verso che fa: “Siamo inseriti dentro – siamo inseriti fuori”, con una base generata con l’intelligenza artificiale. Lo abbiamo cantato e ballato davanti alla cattedrale di Noto e poi nei pressi di Fontane Bianche, dove abbiamo salutato tutti i partecipanti.
Evviva la fantasia: è viva!
Per approfondire: qui

