A Roccaromana sono arrivato con Il grande libro della fantasia (Il Saggiatore) e con una domanda che mi accompagna da anni: che cos’è la fantasia?
La fantasiologia è un linguaggio che guarda alla fantasia come facoltà cognitiva: concreta, operativa, antica quanto il pensiero. Niente castelli in aria: quella è la fantasticheria, l’evasione fine a sé stessa. La fantasia si muove nell’ambito della congiunzione “anche”, non della parola “solo”. Non dice: questo è l’unico modo. Dice: questo è un altro modo, mostra un altrimenti possibile. L’altrimenti, l’anche: ecco la sua grammatica.
Nel dialogo con i presenti ci siamo soffermati soprattutto sulla fantasia, lasciando che le altre facoltà, come l’immaginazione e la creatività, emergessero di conseguenza, senza troppo dettagliare. La storia della fantasia è lunga, complessa e contraddittoria: celebrata in alcuni periodi, sospettata in altri; vista come potenza conoscitiva oppure come distrazione dalla verità. Nonostante questa complessità, ne abbiamo individuato insieme un meccanismo di base. E da lì siamo passati alle sue funzioni (che arrivano da secoli addietro, nel libro lo racconto lungamente): funzioni come il capovolgimento, la moltiplicazione, la sottrazione, la permutazione, lo slittamento, la ripetizione.…Conoscerle non ci fa automaticamente inventori, creativi. Ci rende, prima di tutto, esseri umani più consapevoli.
Nel libro elenco più di quaranta funzioni. A Roccaromana abbiamo esplorato alcune di queste funzioni attraverso giochi fantasiologici che ho progettato appositamente per l’occasione e radicati nel territorio. Quella che segue è una restituzione parziale: i giochi sono più larghi quando si vivono che quando si raccontano.

Massimo Gerardo Carrese durante l’incontro fantasiologico presso la “Biblioteca Ing. Pasquale Guida”
I giochi fantasiologici site-specific
Il primo gioco fantasiologico ha preso forma attorno a un gemellaggio ludico tra Roccaromana e una cittadina del nord (il suo nome è un ricordo che conserviamo tra i presenti!). Abbiamo visto due paesi incontrarsi attraverso trasformazioni di parole e immagini, immaginando scambi culturali nati da nuovi sguardi sul territorio.
Il secondo gioco proponeva di attraversare il borgo dal punto di vista di animali insoliti, inattesi, mitologici o nati dai suoni del dialetto: osservatori delle sue strade dall’alto, dal basso o da dentro. Erano creature nate dalla scomposizione della parola ‘Roccaromana’ e da alcune suggestioni sonore. Non si tratta di un esercizio di scrittura creativa (pratica che non mi entusiasma), ma di un metodo per testare sul campo le potenzialità di un luogo e l’energia delle parole locali, per evitare di perderle.
Il terzo gioco partiva dalla data dell’incontro, 07 03 2026, diventata una sequenza numerica messa in relazione alla domanda che aveva aperto l’incontro: un’informazione, che altro può diventare? Interrogarsi sulla natura di un’informazione significa anche questo: frequentare il dubbio e iniziare a cercare/creare sguardi alternativi.

Massimo Gerardo Carrese durante l’incontro fantasiologico presso la “Biblioteca Ing. Pasquale Guida”
Poi sono arrivati i numeri 4 e 7, emersi da una funzione grafica che ho legato alla parola Roccaromana. 4 e 7 non sono numeri a caso: sono nati da Roccaromana stessa. Quei due numeri li abbiamo manipolati come oggetti, ruotati, risegmentati, trasformati in piccoli pezzi di cartone. Da quei numeri nasceva una domanda, solo apparentemente fuori luogo: in quanti modi si può ri-scrivere la parola “Roccaromana”? Partendo dal 4 e dal 7 abbiamo scoperto possibilità grafiche delle lettere che compongono il nome del paese. Sono nate C inattese, O sorprendenti, R quasi sconosciute. Piccoli alfabeti provvisori, costruiti attraverso un preciso processo.
Da qui è nata una mia proposta: ospitare in biblioteca attività fantasiologiche laboratoriali con studenti dell’Accademia di Belle Arti e delle scuole del territorio, per costruire insieme un souvenir (all’apparenza un oggetto fatto dai numeri 4 e 7). Perché nel Giardino Segreto di Roccaromana passano i camminatori della Via Francigena, quelli del Cammino dei Nomadi Digitali, e i ragazzi di progetti pedagogici come Strade Maestre, presente nel territorio per il secondo anno consecutivo. A loro, a chi visita e a chi continua il cammino, si potrebbe offrire un oggetto semplice, leggerissimo, realizzato con materiali sostenibili e riciclati, capace di raccontare le persone, i luoghi, il movimento delle soste e dei percorsi. E così i numeri 4 e 7 hanno iniziato a fare un altro lavoro: manipolati con una progettazione logica e territoriale, si sono trasformati in una freccia. Non solo souvenir, ma possibile segnaletica del paese: per arrivare in biblioteca, per visitare il territorio, per salutare il paese. “La freccia di Roccaromana”, dunque, nasce proprio dalla combinazione dei due numeri. È una freccia biforcuta, sia nella punta sia nella coda. E può raccontare due storie diverse. Nella prima versione ha la coda lunga e la punta stretta: il percorso è lungo, la sosta è breve. Nella seconda ha la coda corta e la punta larga: il percorso è breve, la sosta è lunga.

Prototipo n.0 de “La freccia di Roccaromana”, dal gioco fantasiologico di Massimo Gerardo Carrese. La freccia è stata presentata in pubblico durante l’incontro del 7 marzo 2026 presso la Biblioteca Ing. Pasquale Guida.
Si scopre poi che con quei numeri si possono scrivere non solo le lettere della parola Roccaromana in grafie diversissime e da ricercare ogni volta ma tutte le lettere dell’alfabeto. E allora anche il proprio nome. O quelli degli amici incontrati lungo il cammino. Solo i numeri 4 e 7 permettono questo gioco? Ne abbiamo parlato….
L’incontro si è concluso con un ultimo gioco fantasiologico che ho chiamato “Il giardino segreto delle lettere”: un prototipo di applicazione sviluppato con l’intelligenza artificiale, tema di cui tratto anche nel libro, in cui l’intestazione della “Biblioteca Ing. Pasquale Guida” diventa un giardino di lettere. Le lettere si fanno piante. Come? Quando su uno schermo si tocca una lettera, nel giardino digitale fiorisce una pianta e altro: il nome di un autore, il titolo di un libro, un contesto letterario. La fioritura può restituire un risultato bibliografico reale oppure inventato. Sta al lettore capirlo. Ogni giorno la risposta dell’applicazione cambia, e cambia il giardino, la fioritura. Ogni lettera toccata produce un nuovo incontro tra l’utente e il luogo. I quasi ventimila volumi della biblioteca diventano così esplorabili attraverso una forma di curiosità interattiva. Le piante che sbocciano al tocco delle lettere diventano archivio, punti da raccogliere: raggiunta una certa quota, permettono di acquistare un libro in una libreria indipendente del casertano (o prodotti enogastronomici del territorio? Anche). In questa applicazione nulla è casuale: le parole che fanno fiorire le piante sono radicate nell’intestazione stessa della biblioteca, come se ogni lettera portasse con sé una memoria del luogo, e della persona a cui è dedicata: Pasquale Guida, il papà di Maria Guida. È lei ad aver fondato l’APS Il Giardino Segreto, e la biblioteca, e collaborato alla rassegna letteraria “Semi di lettura” che mi ha ospitato, nata insieme al Comune di Roccaromana e alla Pro Loco. Maria trasforma le idee in azioni concrete. La sua è una fantasia applicata: pensa collaborazioni e poi le rende possibili, anche tra realtà territoriali diverse. È una persona capace di costruire con gentilezza e pazienza tenace.
A Roccaromana è questo che abbiamo fatto: osservare la fantasia mentre lavora. Mentre ci divertiamo. Mentre divergiamo.

Massimo Gerardo Carrese durante l’incontro fantasiologico presso la “Biblioteca Ing. Pasquale Guida”
