A me mi capita di andare in chiesa e di andare a messa e di andare in chiesa ad ascoltare la messa che mi capita che non ci vado volontariamente in chiesa, cioè mosso da una fede propria, ma da una necessità congiunta, cioè che c’è qualcosa o qualcuno che mi invita ad andare in chiesa e allora, quando che c’è la messa, a me mi piace di vedere che il libro che è sull’altare che ha due segnalibri che allora che il prete quando apre un segnalibro che non è mai la pagina che cerca e che quando che apre l’altro segnalibro che non è mai la pagina che cerca. E allora faccio attenzione a guardare quei piccoli gesti di impazienza, direi proprio di stizza, quasi, talvolta, che ogni prete di solito fa quando che credendo di trovare al segnalibro la pagina giusta trova quella che non gli serve. Il segnalibro segna la pagina sbagliata. Ci si mette il diavolo. Il prete si urta. A quel punto la fede diventa necessaria. A me mi piace di andare in chiesa a sentire la messa e aspetto il momento in cui che quella pagina non si trova. Che quando servivo messa, quando ero piccolo, che io al prete che lo vedevo alto al mio fianco, io ero al suo fianco ma anche lui al mio, e che mentre che girava le pagine che non si trovavano di quel libro grandissimo che era sull’altare, che io lo sentivo che faceva respiri profondi e che lo guardavo e che quando che spostava le pagine si vedeva che faceva che le pagine le girava con quella mano con un po’ di forza che i blocchetti di pagine che si toccavano e facevano il rumore di quando le pagine si spostano e che più pagine quando cadono una sull’altra quel suono lì che quando è impaziente che il suono diventava più forte e che i segnalibri non segnavano più le pagine e pace e bene. La mano impaziente del prete. Per dire. Mi piace che io di andare in chiesa solo per questi momenti della messa. E ascolto tutto. Anche i colpi di tosse, le suonerie dei cellulari, i canti del coro, i suoni del microfono amplificato nelle casse, il giro che fa la chiave che chiude il cristo nel tabernacolo e il suono che fa il ginocchio del prete quando tocca terra e poi mi piace di guardare le statue e i quadri e i soffitti e i cassettoni, si chiamano così mi pare. Però più di tutto mi piace sentire le pagine che girano di quel libro grandissimo che non si trovano le pagine e devi avere fede, lì, più di tutto il momento della messa in chiesa.
