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SPUNTISUNTI
spensierazioni fantasiologiche quasiquotidiane
di Massimo Gerardo Carrese

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6 ottobre 2019

In Egitto

Che stamattina, quando mi sono svegliato, ho pensato che io non sono mai andato in Egitto. Per esempio. Ma che se mi dovessero chiedere delle cose sull'Egitto, che io, quelle cose là, dell'Egitto, le conosco e ne potrei parlare per ore. E questa cosa qua a me non mi sembra giusta, ho pensato. Cioè che a me, ho pensato, che non mi sembra giusto che io posso parlare che di una cosa che io non conosco e che io non ci sono mai stato in Egitto, come faccio a parlarne? Non mi sembra logico, pensavo. Come per esempio, come fai a parlare di Proust se non sei mai stato con Proust. Dici, lo fai attraverso i suoi scritti i suoi libri i suoi racconti la sua biografia i suoi amici che raccontano le sue case e le sue fisse e le cose così. Non è la stessa cosa. Io, poi, tempo fa, che io sono andato da Proust, sulla sua tomba, a Parigi, parlo di Proust per fare un esempio ma non è Proust la questione, che io sono andato lì a dirglielo che a me non mi sembrava giusto che io me ne andavo in giro a parlare di Proust, cioè non è che io parli sempre di Proust, adesso mi viene in mente lui perché stanotte mi sono addormentato con un suo pensiero ma qui vorrei dire che io senza che io ero mai stato a parlare con Proust, per esempio, che a me non mi sembra giusto parlare di Proust senza che l'ho mai incontrato. Per dire. Che poi sulla sua tomba io ci ho parlato un po' ma lui non mi rispondeva. Che se mi rispondeva credo che sarei morto io e allora lì, poi, come si faceva? Lui parlava a me che io ero morto? Mi sembra irragionevole. Ma però era già una cosa diversa, continuo, almeno posso parlare di Proust dicendo che io sono stato vicino a Proust, che non è la stessa cosa come quando che tu gli stringi la mano e parlate insieme ma almeno, che se penso all'Egitto, dove che non sono mai stato, che io parlerei per ore dell'Egitto, per fare un esempio, non che io sia patito dell'Egitto, ma se non ci sono mai stato in Egitto come faccio a parlarne? Dici per esperienza indiretta, perché hai studiato. Non mi pare ragionevole. Invece, con Proust, non so, la sensazione è diversa. Sento di poterne parlare in giro perché io ci sono stato vicino a lui. Come a casa di Umberto Eco, ho fatto questo salto mentale, da Proust a Eco, non so perché, che io mi sono fermato giù a Milano sotto al suo campanello che hanno suonato in tanti studiosi, pensavo, anche il postino, pensavo, e che io invece non l'ho suonato ma almeno posso parlare di Umberto Eco, per dire un nome, che uno dice lo hai mai incontrato? No, mai. Però sono stato sotto casa sua, al suo citofono. Avremmo potuto parlare dal citofono. Non so se il parallelismo con la questione dell'Egitto è chiara. Comunque non parlerò mai dell'Egitto fin quando non ci andrò. Invece parlerò di Eco, di Proust, di D'Acquisto, di Rodari e di tanti altri, perché almeno ci sono stato vicino, se non proprio a casa. A Eco solo dal citofono, agli altri più vicino. Poi mi sono alzato e ho bevuto il mio caffè. Mi piaceva. Adesso passeggio un po'.   
  
   

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